Lunedì era il compleanno della Mater.
Tigellata con tanto di lardo, umido di salsiccia e funghi, (che farsi mancare qualcosa a tavola non è da noi), salumi e formaggi, torta con cremosissima chantilly e frutti rossi.
E in tutto questo, tra tutte le chiacchiere, le briciole, il grasso del prosciutto e il pinzimonio appena toccato,
nemmeno un abbraccio, un bacio, un sorriso caldo.
Io non so com'è, ma c'è sempre questa parete in plexiglas trasparente tra me e lei. E i suoni e i colori rimango fuori.
La vedo lì, vedo le chiacchiere e le risate tra lei e mia sorella, vedo i suoi occhi ascoltarla e guardarla. Ma davvero proprio.
E sento un'invidia nostalgica agitarsi dentro, ribollire come sciroppo di amarene e zucchero semolato.
E mi sento un po' sbagliata, un po' pesante, un po' lagnona.
Auguri Mater, con tutto ciò che sei e con tutto ciò che vorrei che tu fossi.
mercoledì 18 settembre 2013
venerdì 23 agosto 2013
G di gelosia
Ma io dico, per la gelosia esiste rimedio?
Va bene tutto eh, pillole, pomatine, sciroppi, spray, capsule effervescenti, pure supposte valà.
Qualcosa che faccia effetto, che non abbia controindicazioni e che non mi dia uno sfogo pruriginoso.
No perchè mi rendo conto di essere gelosa. Ma parecchio, parecchio gelosa.
Del tipo che vedo ogni essere femminile appetente e languido, potenzialmente pericoloso, sicuramente attratto da Lui.
Inevitabilmente attratto da Lui.
Perchè diciamocelo.
Lui è una cosa meravigliosa.
E le donne, donnine e donnace che gravitano volenti o nolenti nella sua orbita, non possono che accorgersene prima o poi.
Lui è così tanto, ma così tanto immenso, che mi chiedo se i confini ci sono davvero, quanto sono alti, di che cosa sono fatti.
Di nuvole e zucchero filato, forse.
Diomio
che cosa incredibile che sei, Tu.
Va bene tutto eh, pillole, pomatine, sciroppi, spray, capsule effervescenti, pure supposte valà.
Qualcosa che faccia effetto, che non abbia controindicazioni e che non mi dia uno sfogo pruriginoso.
No perchè mi rendo conto di essere gelosa. Ma parecchio, parecchio gelosa.
Del tipo che vedo ogni essere femminile appetente e languido, potenzialmente pericoloso, sicuramente attratto da Lui.
Inevitabilmente attratto da Lui.
Perchè diciamocelo.
Lui è una cosa meravigliosa.
E le donne, donnine e donnace che gravitano volenti o nolenti nella sua orbita, non possono che accorgersene prima o poi.
Lui è così tanto, ma così tanto immenso, che mi chiedo se i confini ci sono davvero, quanto sono alti, di che cosa sono fatti.
Di nuvole e zucchero filato, forse.
Diomio
che cosa incredibile che sei, Tu.
giovedì 1 agosto 2013
Post vacanza
Rientrare dalle vacanze è sempre cosa poco gradita.
Soprattutto quando ad accoglierti a casa ci sono un padre e una madre (mio padre è una cosa a parte. È sempre stato un po' sulle sue, distratto e disinteressato, ma non intenzionalmente. Non riesco ad avercela con lui) che sembrano averti visto 10 minuti fa, non 10 giorno fa.
Non dico di aspettarmi festoni, vitello grasso immolato e cornamuse, però uno straccio di "com'è andata? Dai, racconta!", "Ehi, ma sei abbronzatissima eh!", una minima predisposizione all'interazione, al dialogo e all'ascolto sì. Cazzo.
Arrivo a casa e mi sembra di essere in un recinto.
Tutta sola.
Mi chiedo se a livello psico-somatico questa assenza di parole, di scambi, di affetto possa avere ripercussioni gravi,
del tipo, chessò, che mi sveglio con la coda da ermellino e le orecchie da elfo. Che mi vengono uno sfogo pruriginoso in faccia e i capelli color pantegana.
O più semplicemente, che il banale e persistente senso di in-appartenenza melanconica ogni volta che giro la chiave nella toppa e so che i miei non sono nel buen retiro montano, non passi mai.
Soprattutto quando ad accoglierti a casa ci sono un padre e una madre (mio padre è una cosa a parte. È sempre stato un po' sulle sue, distratto e disinteressato, ma non intenzionalmente. Non riesco ad avercela con lui) che sembrano averti visto 10 minuti fa, non 10 giorno fa.
Non dico di aspettarmi festoni, vitello grasso immolato e cornamuse, però uno straccio di "com'è andata? Dai, racconta!", "Ehi, ma sei abbronzatissima eh!", una minima predisposizione all'interazione, al dialogo e all'ascolto sì. Cazzo.
Arrivo a casa e mi sembra di essere in un recinto.
Tutta sola.
Mi chiedo se a livello psico-somatico questa assenza di parole, di scambi, di affetto possa avere ripercussioni gravi,
del tipo, chessò, che mi sveglio con la coda da ermellino e le orecchie da elfo. Che mi vengono uno sfogo pruriginoso in faccia e i capelli color pantegana.
O più semplicemente, che il banale e persistente senso di in-appartenenza melanconica ogni volta che giro la chiave nella toppa e so che i miei non sono nel buen retiro montano, non passi mai.
mercoledì 17 luglio 2013
... che un giorno vorrei dirle a TE.
"I vow to help you love life, to always hold you with tenderness and to have the patience that love demands, to speak when words are needed, and to share the silence when they are not, to agree to disagree on red velvet cake, and to live within the warmth of your heart and always call it home."
"I vow to fiercely love you in all your forms, now and forever. I promise to never forget that this is a once in a lifetime love. I vow to love you and no matter what challenges might carry us apart, we will always find a way back to each other."
Certe parole mi squagliano come un cornetto sotto al sole di agosto.
"I vow to fiercely love you in all your forms, now and forever. I promise to never forget that this is a once in a lifetime love. I vow to love you and no matter what challenges might carry us apart, we will always find a way back to each other."
Certe parole mi squagliano come un cornetto sotto al sole di agosto.
mercoledì 3 luglio 2013
28
(post assai più rilevante del precedente)
Oggi è il 28esimo compleanno di quella meraviglia che è tutto. Tutto.
AUGURI Amore mio, sappi che cercherò di regalarti una felicità ridicola e immensa ogni giorno, tutti i giorni della tua vita.
Ti amo sai
Oggi è il 28esimo compleanno di quella meraviglia che è tutto. Tutto.
AUGURI Amore mio, sappi che cercherò di regalarti una felicità ridicola e immensa ogni giorno, tutti i giorni della tua vita.
Ti amo sai
E i medicinali.
È vero, in questi 27 e un po' (un po' tanto) anni di vita sono stata praticamente una tester [n.b. tengo a precisare però che io, a differenza dei ratti, non ho così tanti peli. E nemmeno tanti baffi] per un buon 50% dei medicinali in commercio.
Lo ammetto.
Solo che poi uno cresce (invecchia) e si fa un po' di domande (paturnie) su quanto farebbe meglio limitare l'uso dei medicinali.
Si sa mai che un giorno arrivi a uno stato di degrado e disperazione tale da vedermi costretta a vendere un rene, voglio che il suddetto sia in buono stato. Che sennò me lo tirano dietro.
Dicevo, le medicine.
Negli ultimi mesi-annetti, devo dire che ho ristretto il consumo routinario a un paio: pillola (che non è il caso di rimanere gravida anzitempo) e paracetamol comprato a Londra da Boots alla bellezza di 64cents. Ah, Londra.
Insomma, fatto sta che un paio di settimane fa vado dalla dottoressa per questo fastidio davvero fastidioso allo stomaco e al petto prima e dopo i pasti (cioè praticamente costantemente): mi sentivo come se avessi ingoiato una rotoballa, che bloccava l'aria in entrata e mi dava continua sensazione di nausea e malessere.
La dottoresssa non c'era, in compenso c'era UN sostituto, un tizio dall'aria gioisa quanto il lunedì mattina di un addetto alle poste. Na tristezza unica insomma.
Beh, spiego con dovizia di particolari i sintomi, e questo tracotante ammasso di gioia di vivere biascica, senza neppure visitarmi, che si tratta di sindrome disp..dispte..dispteptica..insomma, una cosa simile. E mi prescrive un farmaco che farà passare tutto.
Esco dubbiosa assai, ma compro il farmaco. Ovvio.
Esco dubbiosa assai, ma compro il farmaco. Ovvio.
Allora, innanzitutto il "foglietto illustrativo" più che un foglietto è un mini bignami della Divina Commedia. Farmacisti e affini, non so voi ma io per foglietto intendo un volume di carta tipo uno strappo di carta igienica, un post-it, un bigliettino con le formule di matematica da scopiazzare in una verifica.
E invece, TUMM! Il papiro.
Secondariamente, gli EFFETTI INDESIDERATI.
Tra le altre cose, potrebbero verificarsi amenorrea, ginecomastia, galattorrea, iperprolattinemia e alterazioni della libido, tensione mammaria, sonnolenza, apatia, improvvisa voglia di comprare un cd di Gigi d'Alessio, gomito del tennista, colera, alluce valgo, voce da Santanchè, desiderio di leggere I love shopping, pustole nelle orecchie.
Grazie. Ora sì che le mie ansie sono sparite.
venerdì 28 giugno 2013
Respira a pieni polmoni
Una candela per ambienti all'aroma di Schnitzel e noodles oppure di fragrante bacon fresco di unto.
Non fa una piega. È il sogno di una vita.
Avere una casa che odora come un umido e muffoso pub tedesco.
Per rendere l'esperienza ancora più realistica e piacevole, si consiglia di rovesciare un po' di birra qui e là e magari vomitare un po' dietro alla porta e sotto al tavolo della sala.
E io che ero rimasta alle candele aromatiche ai fiori di biancospino e brezza mediterranea.
Non fa una piega. È il sogno di una vita.
Avere una casa che odora come un umido e muffoso pub tedesco.
Per rendere l'esperienza ancora più realistica e piacevole, si consiglia di rovesciare un po' di birra qui e là e magari vomitare un po' dietro alla porta e sotto al tavolo della sala.
E io che ero rimasta alle candele aromatiche ai fiori di biancospino e brezza mediterranea.
mercoledì 12 giugno 2013
Saudade
Casa.
Ho bisogno di tornare a casa
E di non sentirmi più come se avessi una polpetta gigante piantata in gola
Ho bisogno di svegliarmi e sentire che finalmente sono dove devo essere
Che fatica,
aspettare.
Ho bisogno di tornare a casa
E di non sentirmi più come se avessi una polpetta gigante piantata in gola
Ho bisogno di svegliarmi e sentire che finalmente sono dove devo essere
Che fatica,
aspettare.
mercoledì 29 maggio 2013
Il generale
Sì perchè mia madre non è una mamma da Mulino Bianco e Buitoni.
È più sullo stampo -generale dell'esercito insurrezionalista Cileno.
E arrivo a dirlo con quella nota di distacco e leggerezza che lo fa passare per battuta, quando da ridere non c'è un granchè.
Sì perchè, moralismi e pedanterie della serie "dai ma cazzo ti lamenti, non hai avuto un'infanzia difficile, tua madre non era una tossicodipendente che avrebbe venduto pure te per una dose" a parte, io con mia madre ho sempre avuto (e ho il sospetto che sempre avrò) un rapporto tutt'altro che stretto, viscerale, sereno.
A pelle, proprio a pelle, siamo incompatibili
Per differenze abissali che ci dividono, per poche inquietanti similitudini che anzichè unirci ci fanno solo irritare, per l'innaturalità della cosa.
Mia madre mi ha educata, alla fine dei conti più lei che mio padre. E devo ammettere che non ha fatto un lavoro malvagio. Almeno, credo.
Insomma, ho sempre saputo e praticato i fondamentali.
-Per favore e grazie, vorrei anzichè voglio, scusa-mi dispiace
-rispetto per gli adulti e i superiori
-obbedienza agli ordini (tralasciando vari episodi di ribelle insurrezione)
-silenzio quando la circostanza lo richiede
-masticare a bocca chiusa
-aspettare che ti venga offerto qualcosa e non arraffarlo famelicamente
-attendere pazientemente il proprio turno per muoversi e o parlare
-niente dita nel naso
insomme, ste cose qui.
Però. Però.
Però lei non è mai stata quella di un abbraccio spontaneo e affettuoso, da che io ho memoria (il che mi riporta indietro di almeno una 20ina d'anni).
Non è mai stata quella che nel vedere la mia faccia straziata dalle lacrime dei dolori adolescienziali, si sia seduta accanto a me e mi abbia chiesto "Ne vuoi parlare?... Chiara non piangere, i ragazzi sono degli stupidi.... Se ti ha ferita non ti meritava... Sai quanta felicità ti aspetta?", e tutto quel genere di frasi di poco conforto e molto affetto che in quei momenti ci si vuole sentir dire.
Non è mai stata quella di un invito a fare un giretto solo noi ragazze, dell'andare a comprare una maglietta o un paio di jeans o delle scarpe per andare a quella festa o un cazzo di gelato.
Non è mai stata quella del "com'è andata oggi, che hai fatto al lavoro?". Se qualcuno le chiedesse "che fa tua figlia?" non saprebbe rispondere. Non sapeva rispondere nemmeno quando, per un anno e mezzo, ho lavorato come copy junior. Alla domanda di cui sopra, rispondeva con aria di disapprovazione e smarrimento uno scocciato "lavora a Modena, dove fanno i volantini della pubblicità".
Cazzo no. Non facevo i volantini, mamma. Ma comunque.
È stata quella che ha contribuito a distruggere in partenza la mia autostima. Che ad oggi, all'alba dei 28 anni, è salda e consistente quanto un pelucco di polvere sotto al letto.
È sempre stata quella che, quando saltuariamente ritornavo da scuola giuliva e ridente, ed entrando in casa esordivo con uno scoppiettante "HO PRESO 9 IN LETTERE!" / "HO PRESO 9 NELL'INTERROGAZIONE DI INGLESE" (specifico che 9 era la massima votazione possibile), lei, con un dirompente entusiasmo che manco una faina imbalsamata ne avrebbe potuto avere meno, replicava freddamente "È il tuo dovere. E matematica invece, quando recuperi il 6?".
Niente entusiasmo. Nessun "BRAVA!". Nessun "batti un cinque, e ora a tavola che la pasta è cotta!".
Lei è sempre stata quella della sfiducia, dell'indifferenza, dell'osservarmi da lontano senza mai camminarmi accanto.
Facevo le gare di atletica, un tempo. Più che un tempo, un periodo. Circoscritto in un paio di anni. Ma comunque.
Lei e mio padre non sono mai venuti a vedermi, non mi hanno mai tifata o sostenuta o caricata. Al rientro da un 2° posto ai distrettuali credo, la reazione fu "quando andrai alle olimpiadi magari verremmo a vederti", con risatina ironica di accompagnamento.
Consapevoli che non avrei avuto costanza o capacità nemmeno in quello. Che ok, va bene, ammetto che io e lo sport non siamo mai stati due rette sovrapposte, però... però.
Però lei è sempre stata lì, ad educarmi. A sgridarmi. A ignorarmi. A non ascoltarmi. A indirizzarmi. A non saper ridere.
C'è sempre stata, e lo so. Ma non è mai stata con me.
Non è mai stata quella mamma di cui avevo bisogno
Quella che sì, sgrida e mette in punizione quando si fanno cazzate Ma anche quella che ti abbraccia quando ti vede gnolare e che ti chiede se quello stronzo ti ha poi lasciata in pace.
Oh mamma, quanto vorrei sentirti davvero mamma, sentire il suono di questa parola meravigliosa che mi fa sorridere solo mentre la sussurro e mi coccola quanto un dito dentro un vasetto di miele millefiori.
Quanto vorrei sentirti così vicina da avere una voglia vera di vederti quando torno a casa la sera.
Quanto vorrei sentirti ridere con me, quanto vorrei scambiarmi sguardi d'intesa, quanto vorrei che mi ascoltassi.
Quanto vorrei guardarci un film insieme, mangiando cupcakes e popcorn.
Quanto vorrei che mi capissi e riuscissi a non giudicarmi e incasellarmi perchè così diversa da te.
Ho nostalgia di questo noi mai esistito, mamma
È più sullo stampo -generale dell'esercito insurrezionalista Cileno.
E arrivo a dirlo con quella nota di distacco e leggerezza che lo fa passare per battuta, quando da ridere non c'è un granchè.
Sì perchè, moralismi e pedanterie della serie "dai ma cazzo ti lamenti, non hai avuto un'infanzia difficile, tua madre non era una tossicodipendente che avrebbe venduto pure te per una dose" a parte, io con mia madre ho sempre avuto (e ho il sospetto che sempre avrò) un rapporto tutt'altro che stretto, viscerale, sereno.
A pelle, proprio a pelle, siamo incompatibili
Per differenze abissali che ci dividono, per poche inquietanti similitudini che anzichè unirci ci fanno solo irritare, per l'innaturalità della cosa.
Mia madre mi ha educata, alla fine dei conti più lei che mio padre. E devo ammettere che non ha fatto un lavoro malvagio. Almeno, credo.
Insomma, ho sempre saputo e praticato i fondamentali.
-Per favore e grazie, vorrei anzichè voglio, scusa-mi dispiace
-rispetto per gli adulti e i superiori
-obbedienza agli ordini (tralasciando vari episodi di ribelle insurrezione)
-silenzio quando la circostanza lo richiede
-masticare a bocca chiusa
-aspettare che ti venga offerto qualcosa e non arraffarlo famelicamente
-attendere pazientemente il proprio turno per muoversi e o parlare
-niente dita nel naso
insomme, ste cose qui.
Però. Però.
Però lei non è mai stata quella di un abbraccio spontaneo e affettuoso, da che io ho memoria (il che mi riporta indietro di almeno una 20ina d'anni).
Non è mai stata quella che nel vedere la mia faccia straziata dalle lacrime dei dolori adolescienziali, si sia seduta accanto a me e mi abbia chiesto "Ne vuoi parlare?... Chiara non piangere, i ragazzi sono degli stupidi.... Se ti ha ferita non ti meritava... Sai quanta felicità ti aspetta?", e tutto quel genere di frasi di poco conforto e molto affetto che in quei momenti ci si vuole sentir dire.
Non è mai stata quella di un invito a fare un giretto solo noi ragazze, dell'andare a comprare una maglietta o un paio di jeans o delle scarpe per andare a quella festa o un cazzo di gelato.
Non è mai stata quella del "com'è andata oggi, che hai fatto al lavoro?". Se qualcuno le chiedesse "che fa tua figlia?" non saprebbe rispondere. Non sapeva rispondere nemmeno quando, per un anno e mezzo, ho lavorato come copy junior. Alla domanda di cui sopra, rispondeva con aria di disapprovazione e smarrimento uno scocciato "lavora a Modena, dove fanno i volantini della pubblicità".
Cazzo no. Non facevo i volantini, mamma. Ma comunque.
È stata quella che ha contribuito a distruggere in partenza la mia autostima. Che ad oggi, all'alba dei 28 anni, è salda e consistente quanto un pelucco di polvere sotto al letto.
È sempre stata quella che, quando saltuariamente ritornavo da scuola giuliva e ridente, ed entrando in casa esordivo con uno scoppiettante "HO PRESO 9 IN LETTERE!" / "HO PRESO 9 NELL'INTERROGAZIONE DI INGLESE" (specifico che 9 era la massima votazione possibile), lei, con un dirompente entusiasmo che manco una faina imbalsamata ne avrebbe potuto avere meno, replicava freddamente "È il tuo dovere. E matematica invece, quando recuperi il 6?".
Niente entusiasmo. Nessun "BRAVA!". Nessun "batti un cinque, e ora a tavola che la pasta è cotta!".
Lei è sempre stata quella della sfiducia, dell'indifferenza, dell'osservarmi da lontano senza mai camminarmi accanto.
Facevo le gare di atletica, un tempo. Più che un tempo, un periodo. Circoscritto in un paio di anni. Ma comunque.
Lei e mio padre non sono mai venuti a vedermi, non mi hanno mai tifata o sostenuta o caricata. Al rientro da un 2° posto ai distrettuali credo, la reazione fu "quando andrai alle olimpiadi magari verremmo a vederti", con risatina ironica di accompagnamento.
Consapevoli che non avrei avuto costanza o capacità nemmeno in quello. Che ok, va bene, ammetto che io e lo sport non siamo mai stati due rette sovrapposte, però... però.
Però lei è sempre stata lì, ad educarmi. A sgridarmi. A ignorarmi. A non ascoltarmi. A indirizzarmi. A non saper ridere.
C'è sempre stata, e lo so. Ma non è mai stata con me.
Non è mai stata quella mamma di cui avevo bisogno
Quella che sì, sgrida e mette in punizione quando si fanno cazzate Ma anche quella che ti abbraccia quando ti vede gnolare e che ti chiede se quello stronzo ti ha poi lasciata in pace.
Oh mamma, quanto vorrei sentirti davvero mamma, sentire il suono di questa parola meravigliosa che mi fa sorridere solo mentre la sussurro e mi coccola quanto un dito dentro un vasetto di miele millefiori.
Quanto vorrei sentirti così vicina da avere una voglia vera di vederti quando torno a casa la sera.
Quanto vorrei sentirti ridere con me, quanto vorrei scambiarmi sguardi d'intesa, quanto vorrei che mi ascoltassi.
Quanto vorrei guardarci un film insieme, mangiando cupcakes e popcorn.
Quanto vorrei che mi capissi e riuscissi a non giudicarmi e incasellarmi perchè così diversa da te.
Ho nostalgia di questo noi mai esistito, mamma
venerdì 24 maggio 2013
24 maggio
e fuori ci sono 9°.
9-g-r-a-d-i.
Così, mi sembrava giusto appuntare ai posteri il piacevolissimo clima primaverile cinguettante che ci stiamo godendo in questa plumbea emilia romagna.
Puah.
9-g-r-a-d-i.
Così, mi sembrava giusto appuntare ai posteri il piacevolissimo clima primaverile cinguettante che ci stiamo godendo in questa plumbea emilia romagna.
Puah.
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