lunedì 14 aprile 2014

16 cose che ho imparato nella vita

(A volte ritorno).
Il blog di Calzino è uno di quei posti che ti fanno sentire a casa, un po' come l'odore di ragù che borbotta beato nella pentola di ceramica sul fornello.
È un posto confortevole, un posto che mi fa sorridere, un posto che mi fa immagonare spesso e pensare sempre.
Calzino è una persona bella, ma bella davvero.
Il suo ultimo post aderisce ad un'iniziativa tutta rosa, un elenco in punti su "le cose che ho imparato nella vita". 
Ci provo anche io, posto che mi sento come se fossi al primo giorno di prima elementare, seduta su un banco che sa di alcool e pastelli di cera colorati. Insomma, con tanto, tantissimo da imparare ancora.

1) Per quanto nel momento in cui ti viene detto suoni come inutile e masticato, è vero. Il tempo cura. Lasciandoti piccole cicatrici sbiadite a ricordo di errori e ferite che sai che non (ti) farai più.
2) Non sempre tutto è misurato, giusto, "karmico". A volte ricevi più di quanto pensavi di meritare, altre meno di quanto ti aspettassi.
3) Nel nostro piccolo, dobbiamo (dovremmo) tutti fare qualcosa per migliorare ciò che non funziona, per aiutare chi è nato nel lato del mondo sbagliato o chi semplicemente ha meno fortuna di noi.
4) Imparare a mordersi la lingua e mettersi nei panni degli altri, prima di giudicarli.
5) Farsi scivolare addosso certe cose, prima che inizino a scavarti dentro. Questa forse la imparerò davvero tra una ventina d'anni.
6) Apprezzare le piccole cose, i piccoli gesti, le piccole attenzioni senza mai darli per scontati. Sono piccoli atomi di felicità.
7) A meno che tu non faccia un lavoro da ssshogno, (nel qual caso, beato te! Yo!), lavora per vivere. Che la vita è molto di più.
8) Essere onesti, sempre, ti fa dormire meglio. E svegliare meglio.
9) Accettare che le persone non cambiano. Gli angoli si possono smussare un pochino, forse, a volte, chissà, ma non diventeranno mai curvi. Mai.
10) Quando incontri La Persona giusta, e lo senti, fai di tutto per tenerla stretta a te. E per non dimenticare mai che è un dono immenso.
11) Quando questa Persona giusta è al tuo fianco, cambia la prospettiva di felicità: la sua diventa la tua.
12) Sii sempre umile e disposto ad imparare. Leggi, ascolta, guarda, viaggia. Che la vita è uno spazio immenso da riempire.
13) Accetta il fatto che certi sogni potrebbero non realizzarsi. Ma non smettere un solo giorno di provarci e crederci.
14) Creati la tua "comfort action" per i momenti di bisogno: una teglia e una torta da preparare, una tela bianca da dipingere, delle corde da pizzicare. Una passione tua, che diventi un rifugio, una carezza, una coccola, che ti faccia sentire bene.
15) C'è un momento giusto per parlare, per tacere e per ascoltare. Capirlo ed imparare a distinguerli è fondamentale.
16) La vecchiaia è un posto dove si vive di ricordi. Bisogna crearsene di belli.

lunedì 24 febbraio 2014

Dove sei?

Mia madre si arrabbierebbe molto se sapesse che sto scrivendo di lei, di mio padre, di mia nonna, o di qualsiasi membro della famiglia (gatta esclusa) su internet. Lo troverebbe un affronto e un'invasione di privacy, caccerebbe due urla con la ruga della fronte che si accentua ancor di più e non mi parlerebbe per 4/6 giorni.
Fortunatamente, mia madre non ha un buon rapporto con il pc.
Fortunatamente, non ha nemmeno uno smartphone. 
Per cui dovrei essere tranquilla. 
Mia nonna.
Ecco, lei è il capitolo con segnalibro sul comodino di ognuno di noi da tempo.

È sempre stata schiva, poco loquace, poco affettuosa, sempre indaffarata, sempre intenta a pulire-cucinare-cucire-riassettare, con una tendenza alla predica decisamente radicata.
Come mia madre insomma.
Lei è sempre stata la nonna che preparava i tortellini per i grandi pranzi domenicali in famiglia, la nonna che il dolce era il bensone pucciato nel frizzantino, la nonna che attaccava le pezze colorate ai jeans sdruciti e i bottoni alle camicette di seta.
È sempre stata un'ape industriosa, instancabile e severa. 
Mai con le mani in mano, mai per il superfluo, piccola formichina seria e silenziosa con mani rapide e capaci e completi cuciti a mano con la Singer.
Da qualche anno a questa parte il Parkinson e la senilità si stanno rosicchiando ogni centimentro del suo piccolo corpo, ogni piegolina del suo cervello.
È sempre più ricurva, e la sua testa è sempre più lontana da qui.
Qualche giorno fa si è messa in bocca un pezzo del puzzle di mio nonno, tentava di mangiarlo senza dare nell'occhio. QuellasantadonnadellaLidia l'ha fermata mentre lo stava masticando come fosse un pezzo di Parmigiano. E ha evitato A) che mia nonna ingoiasse una porzione di foglia rossiccia, sicuramente poco digeribile, del Ravensburger di mio nonno; B) che mio nonno perdesse una porzione di foglia rossiccia necessaria al completamento del suo puzzle e al suo precario equilibrio nervoso.
Ieri pomeriggio, mentra
QuellasantadonnadellaLidia l'ha (malvolentieri) lasciata sola 2 minuti di orologio.
Sono bastati a mia nonna per andare in cucina, tavanare nei cassetti, trovare un paio di forbici trinciapollo e tagliare di netto il mazzetto dei fili della corrente che spuntava da una presa.

Un botto. Il buio.
Mia nonna, mio nonno e
QuellasantadonnadellaLidia illesi.
Vari cavi elettrici da sostituire.

E una testa che fluttua sempre più lontano da logica, rigore e realtà. 

mercoledì 22 gennaio 2014

... 21-22-23-24

(la mia testa è avvolta in riccioli di zucchero filato e miele, tanto per capirci. Che l'amore ti rimbambisce un bel po', tanto per capirci. Un elenco da 24 punti...che ne conteneva 20. Sveglia Chiara)

21. Perchè dopo due anni, mi sorride ancora il cuore ogni volta che     ti vedo

22. Perchè credi in me e mi sostieni sempre


23. Perchè hai voglia di fare, di cambiare, di crescere e migliorare
    con me accanto


24. Perchè capisco ogni giorno di più quanto la mia vita fosse
    incompleta, prima che arrivassi tu

martedì 21 gennaio 2014

Questo meraviglioso numero 2

21 GENNAIO 2014: DUE ANNI
24 mesi, 24 motivi per cui non so come dirti grazie per tutto ciò che sei, per tutto ciò che fai, per tutto ciò che mi fai essere.
Ti amo sai. Di quell’amore denso e avvolgente, morbido e tenace, che solo due anime davvero complementari possono provare. Siamo così fortunati, non passa un solo giorno senza che me lo ripeta tra me e me.

Auguri cuoremio.

1. Perché mi dici che sono bella e cerchi di arginare le mie paure e cancellare le mie insicurezze

2. Perché sei bellissimo. Dentro, fuori e tutto intorno

3. Perché insieme ridere è ancora più divertente

4. Perché sei una dipendenza sana e salutare

5. Perché sei ambizioso, determinato e sicuro di te. E anche se non sempre lo do’ a vedere, sono qualità che ammiro

6. Perché sei anche il mio migliore amico

7. Perché condividiamo i momenti no e i momenti sì, le cose stupide e quelle serie

8. Perché siamo complici e ci capiamo al volo

9. Perché ci ascoltiamo, ci supportiamo e, a volte, ci sopportiamo a vicenda

10.Perchè ho trovato in te molto più di ciò che credevo di meritare

11.Perchè con te ogni gioia è una gioia raddoppiata

12...e ogni dolore è un dolore dimezzato

13.Perchè mi sorprendi all’improvviso, quando meno me lo aspetto

14.Perchè mi colori la vita. Ogni giorno, ogni minuto, sempre

15.Perchè renderti felice e vederti sorridere mi colmano fino all’orlo un cuore già zuppo di amore

16.Perchè “insieme” conta più di “dove”

17.Perchè se penso a un figlio o una figlia, un giorno, prego che ti assomiglino

18.Perchè ogni giorno, instancabilmente e incredibilmente, ti amo di più

19.Perchè la tua felicità, e insieme la nostra, mi fanno alzare al mattino col sorriso

20.Perché io senza di te non mi riesco nemmeno ad immaginare

Buon 2° anniversario polpett

mercoledì 15 gennaio 2014

L'anno delle prime volte

Sì perchè io a Roma non ci sono mai stata. Ma che, davero?? Ehssì. Davero.
In 28 anni e poco più di vita, non mai stata in quella che probabilmente è nella top 3 delle città più belle al mondo. 
Ma questo è l'anno delle prime volte. E il 24 (uh cavolo! Tra poco ci siamo!) io e Lui ce ne annamo a Roma per un romantico e frenetico e cultureggiante weekend.
New York. Non sono mai stata nemmeno lì.
E questo forse suona meno strano, che la Grande Mela è un bel po' in là eh. Ad ogni modo, io quel minestrone meraviglioso di palazzi, fumo, insegne, taxi, neon, semafori, aiuole, cemento e uomini, non l'ho mai assaggiato.

Ma questo è l'anno delle prime volte. E il 25 aprile io e Lui voleremo nel grande continente per 6 intensi, sorprendenti, stancanti ed elettrizzanti giorni.
I Pearl Jam. Voglio dire, i Pearl Jam. Mica parliamo dell'Orchestra Bagutti qui, nossignori. Qui a mescolare lettere e note sono  Eddie Vedder. Mike McCready. Gossard, Ament, Cameron, "Boom" Gaspar. Non li ho mai sentiti live. 
Ma questo è l'anno delle prime volte. E il 20 giugno io e Lui saremo a SanSiro, in mezzo ad altri quanti? 60 mila? fan, più o meno adoranti, più o meno scatenati, più o meno esaltati.

Siamo a metà gennaio e il mio 2014 ha già 3 appuntamenti fantastici segnati e cerchiati di rosso con tanto di punti esclamativi.
Tutto il resto, l'ansia e lo stress a livelli inauditi per il duro lavoro, i soliti e irrisolvibili problemi con la Mater, viene dopo.
Che mi concentro solo su questo Noi così pieno e denso e bellissimo.

lunedì 25 novembre 2013

Gratitudine. Parte 1

Uno non può farci nulla. Accende la tele, compra un giornale, anzi, magari nemmeno lo compra, magari sbircia con la coda dell'occhio quello del vicino in autobus, ascolta la radio, sente pezzi di conversazioni al banco latticini della Coop: e sa che anche oggi il mondo si è sbriciolato un altro po'. 
Che siano vittime di catastrofi naturali, bambini che non hanno di che mangiare, assurdi accordi per il nucleare, ecco. Briciole di mondo che se ne va, stanco e ormai rancido. Briciole che fanno male e fanno vergognare e fanno venire voglia di ritirarsi a Rapanui ad allevare farfalle.

È in questi momenti, quindi circa ogni giorno, che cerco di darmi una scrollata, guardarmi allo specchio e ricacciare indietro quella miriade di menate, paranoie e lamenti vari che troppo spesso mi stringono le braccia come un maglione infeltrito.
Perchè sono fortunata, lo so. E mi sento una shit colossale ogni volta che me ne dimentico.

Perchè sono grata

1. Perchè ho da mangiare. Più di quanto me ne occorra davvero. Posso
   permettermi il lusso di rifiutarlo quando non mi va, di cambiarlo
   con altro quando mi va più altro, di buttare nella
   compostiera l'avanzo di gateau e i pezzi filamentosi della
   bistecca di manzo

2. Perchè ho una casa sopra alla testa, con i pavimenti, l'acqua
   corrente, l'elettricità, il riscaldamento. Le tende, le
   stoviglie, i soprammobili e la polvere, il frigorifero e  i forni

3. Perchè ho tante cose "mie". Vestiti, scarpe, elastici colorati
   per capelli, spazzolino e dentifricio che promettono denti
   brillanti e alito perfetto, specchi sagomati, libri, tanti libri,

   una scrivania che uso e una che si sobbarca il peso di una serie
   inesauribile di roba sconnessa lasciata sopra

4. Perchè quando mi ammalo, mi posso curare. Posso andare dalla
   dottoressa, posso comprarmi le medicine che mi servono, posso
   andare all'ospedale. Dove tutto è asettico e dove i dottori si
   mettono i guanti usa e getta ad ogni nuova visita

5. Perchè ho un lavoro. E per quanto non sia ciò che sognavo e ciò
   che vorrei fare per i restanti (almeno) 40 anni di contributi che
   mi restano, ce l'ho

6. Perchè vivo in un paesino ai piedi di colline verdi e nebbiose,
   pizzicato ogni tanto dai fumi delle ceramiche circostanti. Non
   da quelli di centrali nucleari o industrie siderurgiche prossime
   ad incidenti disastrosi o sparatorie e bombardamenti aerei.
7. Perchè non ho mai saputo cosa vuol dire davvero, da vicino, sulla
   pelle e intorno a me, la parola "guerra"

8. Perchè ho avuto e ho delle possibilità. Tante, tantissime, più
   di quelle che forse metà della popolazione mondiale avrà mai in
   un'intera vita: ho potuto studiare, ho potuto scegliere cosa e
   dove farlo. Posso viaggiare. Posso uscire con gli amici. Posso
   lavarmi ogni giorno. Posso togliermi degli sfizi. Posso sognare 
   di restare o di andare, di cambiare e di migliorare.

9. Perchè so cosa sia il superfluo, il non necessario, il "di più".
10.Perchè ho trovato Quel qualcuno. Che amo più di ogni altra cosa
   al mondo.


lunedì 28 ottobre 2013

Pending

Mi chiedevo se esiste un confine tra consapevolezza e forza di reazione effettiva, tra razionalizzazione e azione.
Voglio dire, ci rendiamo conto di avere delle gambe irsute e ispide? Ci depiliamo. Quasi sempre. Poi ci sono le soluzioni-tampone-cammuffo, tipo collant 50 denari o leggins con tanto di calzino al ginocchio. 
E per il momento la nostra consapevolezza rimane lì, in pending, in attesa di futura risoluzione.
Bene, eccomi qui. 
Non con gambe da orso bruno, ma con questa lenta e pungente e acida e vischiosa certezza che così non va bene, che continuo a farmi scavare dentro pozzi gelidi che mai verrano riempiti, che continuo ad offrire su un piatto d'oro 18car il mio cuore, la mia testa, tutta me. Per vederli ignorati, rimpallati, un po' pestati e un po' detestati.
Ma io questo filo da mia mia madre non riesco davvero a reciderlo Rimango qui immobile
In attesa che qualcosa migliori, con la mutua rassegnazione che non succederà mai, ma con una flebile, pruriginosa speranza che invece, magari, chissà, forse, un giorno capiterà.
Quanto vorrei essere più forte e indipendente e sicura e menefreghista a volte. 
Vorrei avere le palle di girarmi, scrollarmi dalle spalle polvere e fango, prendere un paio di forbici lunghissime e Zac!, tagliare questo insano e logorante e corrosivo filo bianco.
Domani, un giorno, chissà

venerdì 11 ottobre 2013

giovedì 3 ottobre 2013

La verità è che

La verità è che sotto alla moquette, il legno è pieno di solchi e graffi e tempo dimenticato e ore silenziose.
La verità è che la pazienza può essere grande quanto una mongolfiera, ma se passa la folata di vento sbagliata so' cazzi.
La verità è che i sofficini non fanno il sorriso. Ma nemmeno un accenno. Ma manco una smorfia. Li puoi sforchettare e infilzare fino alla noia, ma il massimo che traborderà sarà un triste rivolo di formaggio pallido.
La verità è che sotto a quei chili di fondotinta e primer e correttori e blush e fard e rossetto e ombretto e mascara ed eyeliner, quella commessa di quella profumeria ha una faccia che mi ricorda quella di Mikey Rourke. 
La verità è che se a qualcuno non vai giù, lo percepisci. Certi riescono a nascondersi dietro a ghigni da Joker pre-trucco, altri hanno il viso che sembra un po'il culo di una gallina, un po' il 1°novembre, un po' una lattina di Fanta svanita. Una roba tremenda.
La verità è che se fai un piacere a qualcuno, ti aspetti un grazie, un cenno, un sorriso. E invece tanto spesso, succede proprio poco.
La verità è che quando ti metti a raccontare qualcosa che ti è successo, quando cerchi di fare una conversazione assolutamente tranquilla e low-profile, ti aspetti di trovare un interlocutore vivo e attivo. E invece ti ritrovi davanti una specie di falco imbalsamato con le biglie di vetro al posto degli occhi.
La verità è che puoi negarlo, nasconderti, evitarlo quanto vuoi: alla fine l'amore ti trova, ti abbraccia, ti si lega tra stomaco e cuore e ti soffoca. E tu non sei mai stata così tanto felice prima. E non hai mai avuto così tanta paura prima. 
Prima di questa cosa così immensa e meravigliosa e inspiegabile.
La verità è che speri. 
Speri che prima o poi possa arrivare quel giorno in cui riuscirai a perdonare te stessa e in cui ti convincerai che tutta questa fortuna, tutta questa magia, tutta questa gioia, te le sei meritate.

mercoledì 18 settembre 2013

54

Lunedì era il compleanno della Mater.
Tigellata con tanto di lardo, umido di salsiccia e funghi, (che farsi mancare qualcosa a tavola non è da noi), salumi e formaggi, torta con cremosissima chantilly e frutti rossi.
E in tutto questo, tra tutte le chiacchiere, le briciole, il grasso del prosciutto e il pinzimonio appena toccato, 
nemmeno un abbraccio, un bacio, un sorriso caldo.
Io non so com'è, ma c'è sempre questa parete in plexiglas trasparente tra me e lei. E i suoni e i colori rimango fuori.
La vedo lì, vedo le chiacchiere e le risate tra lei e mia sorella, vedo i suoi occhi ascoltarla e guardarla. Ma davvero proprio.
E sento un'invidia nostalgica agitarsi dentro, ribollire come sciroppo di amarene e zucchero semolato.
E mi sento un po' sbagliata, un po' pesante, un po' lagnona.
Auguri Mater, con tutto ciò che sei e con tutto ciò che vorrei che tu fossi.


venerdì 23 agosto 2013

G di gelosia

Ma io dico, per la gelosia esiste rimedio?
Va bene tutto eh, pillole, pomatine, sciroppi, spray, capsule effervescenti, pure supposte valà.
Qualcosa che faccia effetto, che non abbia controindicazioni e che non mi dia uno sfogo pruriginoso.
No perchè mi rendo conto di essere gelosa. Ma parecchio, parecchio gelosa.
Del tipo che vedo ogni essere femminile appetente e languido, potenzialmente pericoloso, sicuramente attratto da Lui.
Inevitabilmente attratto da Lui.
Perchè diciamocelo. 
Lui è una cosa meravigliosa.
E le donne, donnine e donnace che gravitano volenti o nolenti nella sua orbita, non possono che accorgersene prima o poi.
Lui è così tanto, ma così tanto immenso, che mi chiedo se i confini ci sono davvero, quanto sono alti, di che cosa sono fatti.
Di nuvole e zucchero filato, forse.
Diomio
che cosa incredibile che sei, Tu.

giovedì 1 agosto 2013

Post vacanza

Rientrare dalle vacanze è sempre cosa poco gradita.
Soprattutto quando ad accoglierti a casa ci sono un padre e una madre (mio padre è una cosa a parte. È sempre stato un po' sulle sue, distratto e disinteressato, ma non intenzionalmente. Non riesco ad avercela con lui) che sembrano averti visto 10 minuti fa, non 10 giorno fa.
Non dico di aspettarmi festoni, vitello grasso immolato e cornamuse, però uno straccio di "com'è andata? Dai, racconta!", "Ehi, ma sei abbronzatissima eh!", una minima predisposizione all'interazione, al dialogo e all'ascolto sì. Cazzo.
Arrivo a casa e mi sembra di essere in un recinto. 
Tutta sola.
Mi chiedo se a livello psico-somatico questa assenza di parole, di scambi, di affetto possa avere ripercussioni gravi,
del tipo, chessò, che mi sveglio con la coda da ermellino e le orecchie da elfo. Che mi vengono uno sfogo pruriginoso in faccia e i capelli color pantegana.
O più semplicemente, che il banale e persistente senso di in-appartenenza melanconica ogni volta che giro la chiave nella toppa e so che i miei non sono nel buen retiro montano, non passi mai.

mercoledì 17 luglio 2013

... che un giorno vorrei dirle a TE.

"I vow to help you love life, to always hold you with tenderness and to have the patience that love demands, to speak when words are needed, and to share the silence when they are not, to agree to disagree on red velvet cake, and to live within the warmth of your heart and always call it home."

"I vow to fiercely love you in all your forms, now and forever. I promise to never forget that this is a once in a lifetime love. I vow to love you and no matter what challenges might carry us apart, we will always find a way back to each other.
"


Certe parole mi squagliano come un cornetto sotto al sole di agosto.

mercoledì 3 luglio 2013

28

(post assai più rilevante del precedente)

Oggi è il 28esimo compleanno di quella meraviglia che è tutto. Tutto.

AUGURI Amore mio, sappi che cercherò di regalarti una felicità ridicola e immensa ogni giorno, tutti i giorni della tua vita.

Ti amo sai



 

E i medicinali.

È vero, in questi 27 e un po' (un po' tanto) anni di vita sono stata praticamente una tester [n.b. tengo a precisare però che io, a differenza dei ratti, non ho così tanti peli. E nemmeno tanti baffi] per un buon 50% dei medicinali in commercio.
Lo ammetto.
Solo che poi uno cresce (invecchia) e si fa un po' di domande (paturnie) su quanto farebbe meglio limitare l'uso dei medicinali.
Si sa mai che un giorno arrivi a uno stato di degrado e disperazione tale da vedermi costretta a vendere un rene, voglio che il suddetto sia in buono stato. Che sennò me lo tirano dietro.
Dicevo, le medicine.
Negli ultimi mesi-annetti, devo dire che ho ristretto il consumo routinario a un paio: pillola (che non è il caso di rimanere gravida anzitempo) e paracetamol comprato a Londra da Boots alla bellezza di 64cents. Ah, Londra. 
Insomma, fatto sta che un paio di settimane fa vado dalla dottoressa per questo fastidio davvero fastidioso allo stomaco e al petto prima e dopo i pasti (cioè praticamente costantemente): mi sentivo come se avessi ingoiato una rotoballa, che bloccava l'aria in entrata e mi dava continua sensazione di nausea e malessere.
La dottoresssa non c'era, in compenso c'era UN sostituto, un tizio dall'aria gioisa quanto il lunedì mattina di un addetto alle poste. Na tristezza unica insomma.
Beh, spiego con dovizia di particolari i sintomi, e questo tracotante ammasso di gioia di vivere biascica, senza neppure visitarmi, che si tratta di sindrome disp..dispte..dispteptica..insomma, una cosa simile. E mi prescrive un farmaco che farà passare tutto.
Esco dubbiosa assai, ma compro il farmaco. Ovvio.
Allora, innanzitutto il "foglietto illustrativo" più che un foglietto è un mini bignami della Divina Commedia. Farmacisti e affini, non so voi ma io per foglietto intendo un volume di carta tipo uno strappo di carta igienica, un post-it, un bigliettino con le formule di matematica da scopiazzare in una verifica.
E invece, TUMM! Il papiro.
Secondariamente, gli EFFETTI INDESIDERATI. 
Tra le altre cose, potrebbero verificarsi amenorrea, ginecomastia, galattorrea, iperprolattinemia e alterazioni della libido, tensione mammaria, sonnolenza, apatia, improvvisa voglia di comprare un cd di Gigi d'Alessio, gomito del tennista, colera, alluce valgo, voce da Santanchè, desiderio di leggere I love shopping, pustole nelle orecchie.

Grazie. Ora sì che le mie ansie sono sparite.

venerdì 28 giugno 2013

Respira a pieni polmoni

Una candela per ambienti all'aroma di Schnitzel e noodles oppure di fragrante bacon fresco di unto.

Non fa una piega. È il sogno di una vita.
Avere una casa che odora come un umido e muffoso pub tedesco.
Per rendere l'esperienza ancora più realistica e piacevole, si consiglia di rovesciare un po' di birra qui e là e magari vomitare un po' dietro alla porta e sotto al tavolo della sala.

E io che ero rimasta alle candele aromatiche ai fiori di biancospino e brezza mediterranea.
                             

mercoledì 12 giugno 2013

Saudade

Casa. 
Ho bisogno di tornare a casa
E di non sentirmi più come se avessi una polpetta gigante piantata in gola
Ho bisogno di svegliarmi e sentire che finalmente sono dove devo essere
Che fatica,
aspettare.

mercoledì 29 maggio 2013

Il generale

Sì perchè mia madre non è una mamma da Mulino Bianco e Buitoni.
È più sullo stampo -generale dell'esercito insurrezionalista Cileno.
E arrivo a dirlo con quella nota di distacco e leggerezza che lo fa passare per battuta, quando da ridere non c'è un granchè.
Sì perchè, moralismi e pedanterie della serie "dai ma cazzo ti lamenti, non hai avuto un'infanzia difficile, tua madre non era una tossicodipendente che avrebbe venduto pure te per una dose" a parte, io con mia madre ho sempre avuto (e ho il sospetto che sempre avrò) un rapporto tutt'altro che stretto, viscerale, sereno.
A pelle, proprio a pelle, siamo incompatibili
Per differenze abissali che ci dividono, per poche inquietanti similitudini che anzichè unirci ci fanno solo irritare, per l'innaturalità della cosa.

Mia madre mi ha educata, alla fine dei conti più lei che mio padre. E devo ammettere che non ha fatto un lavoro malvagio. Almeno, credo.
Insomma, ho sempre saputo e praticato i fondamentali. 
-Per favore e grazie, vorrei anzichè voglio, scusa-mi dispiace
-rispetto per gli adulti e i superiori
-obbedienza agli ordini (tralasciando vari episodi di ribelle insurrezione)
-silenzio quando la circostanza lo richiede
-masticare a bocca chiusa
-aspettare che ti venga offerto qualcosa e non arraffarlo famelicamente
-attendere pazientemente il proprio turno per muoversi e o parlare
-niente dita nel naso
insomme, ste cose qui.
Però. Però.
Però lei non è mai stata quella di un abbraccio spontaneo e affettuoso, da che io ho memoria (il che mi riporta indietro di almeno una 20ina d'anni).

Non è mai stata quella che nel vedere la mia faccia straziata dalle lacrime dei dolori adolescienziali, si sia seduta accanto a me e mi abbia chiesto "Ne vuoi parlare?... Chiara non piangere, i ragazzi sono degli stupidi.... Se ti ha ferita non ti meritava... Sai quanta felicità ti aspetta?", e tutto quel genere di frasi di poco conforto e molto affetto che in quei momenti ci si vuole sentir dire.

Non è mai stata quella di un invito a fare un giretto solo noi ragazze, dell'andare a comprare una maglietta o un paio di jeans o delle scarpe per andare a quella festa o un cazzo di gelato.

Non è mai stata quella del "com'è andata oggi, che hai fatto al lavoro?". Se qualcuno le chiedesse "che fa tua figlia?" non saprebbe rispondere. Non sapeva rispondere nemmeno quando, per un anno e mezzo, ho lavorato come copy junior. Alla domanda di cui sopra, rispondeva con aria di disapprovazione e smarrimento uno scocciato "lavora a Modena, dove fanno i volantini della pubblicità".
Cazzo no. Non facevo i volantini, mamma. Ma comunque.


È stata quella che ha contribuito a distruggere in partenza la mia autostima. Che ad oggi, all'alba dei 28 anni, è salda e consistente quanto un pelucco di polvere sotto al letto.

È sempre stata quella che, quando saltuariamente ritornavo da scuola giuliva e ridente, ed entrando in casa esordivo con uno scoppiettante "HO PRESO 9 IN LETTERE!" / "HO PRESO 9 NELL'INTERROGAZIONE DI INGLESE" (specifico che 9 era la massima votazione possibile), lei, con un dirompente entusiasmo che manco una faina imbalsamata ne avrebbe potuto avere meno, replicava freddamente "È il tuo dovere. E matematica invece, quando recuperi il 6?".

Niente entusiasmo. Nessun "BRAVA!". Nessun "batti un cinque, e ora a tavola che la pasta è cotta!".

Lei è sempre stata quella della sfiducia, dell'indifferenza, dell'osservarmi da lontano senza mai camminarmi accanto.

Facevo le gare di atletica, un tempo. Più che un tempo, un periodo. Circoscritto in un paio di anni. Ma comunque.
Lei e mio padre non sono mai venuti a vedermi, non mi hanno mai tifata o sostenuta o caricata. Al rientro da un 2° posto ai distrettuali credo, la reazione fu "quando andrai alle olimpiadi magari verremmo a vederti", con risatina ironica di accompagnamento.
Consapevoli che non avrei avuto costanza o capacità nemmeno in quello. Che ok, va bene, ammetto che io e lo sport non siamo mai stati due rette sovrapposte, però... però.

Però lei è sempre stata lì, ad educarmi. A sgridarmi. A ignorarmi. A non ascoltarmi. A indirizzarmi. A non saper ridere.
C'è sempre stata, e lo so. Ma non è mai stata con me.
Non è mai stata quella mamma di cui avevo bisogno
Quella che sì, sgrida e mette in punizione quando si fanno cazzate Ma anche quella che ti abbraccia quando ti vede gnolare e che ti chiede se quello stronzo ti ha poi lasciata in pace.

Oh mamma, quanto vorrei sentirti davvero mamma, sentire il suono di questa parola meravigliosa che mi fa sorridere solo mentre la sussurro e mi coccola quanto un dito dentro un vasetto di miele millefiori.
Quanto vorrei sentirti così vicina da avere una voglia vera di vederti quando torno a casa la sera.

Quanto vorrei sentirti ridere con me, quanto vorrei scambiarmi sguardi d'intesa, quanto vorrei che mi ascoltassi.
Quanto vorrei guardarci un film insieme, mangiando cupcakes e popcorn.
Quanto vorrei che mi capissi e riuscissi a non giudicarmi e incasellarmi perchè così diversa da te.

Ho nostalgia di questo noi mai esistito, mamma

venerdì 24 maggio 2013

24 maggio

e fuori ci sono 9°. 
9-g-r-a-d-i.

Così, mi sembrava giusto appuntare ai posteri il piacevolissimo clima primaverile cinguettante che ci stiamo godendo in questa plumbea emilia romagna.

Puah.

giovedì 23 maggio 2013

Sarà al flòs?

Sarà che non mi sfogo mai fino a un limite socialmente-tollerabile. continuo sempre a reprimere e strizzare ogni attacco di rabbia e insofferenza compulsiva che mi si attanaglia addosso
Ridimensiono, smusso, levigo
anche quando avrei voglia di scoppiare, sparpagliarmi, urlare.
Non c'è niente di nuovo, niente di serio, niente per cui possa davvero lamentarmi e star qui a scrivere non so nemmeno io bene cosa.
C'è solo e sempre quella unica, pedante, pesante consapevolezza
che io qui ci sto stretta come una trota in una scatola di sardine.
Mi manca l'aria, mi manca tutto ciò che qui non c'è.
Si lo so.
C'è Lui, c'è un lavoro (cosa rara di sti tempi. Ma non nencessariamente cosa amata), c'è un tetto sulla testa, c'è la salute. C'è Lui. Ah, l'avevo già detto. Beh, è così. C'è.
Ma so di trovarmi nel posto sbagliato.
Sarà la mancanza di sfogo liberatorio, sarà il premestruo, sarà l'insofferenza della lontananza da Lui, sarà checcazzoneso.
Ma oggi vorrei rompere i vetri a forza di grida, prendere a clavate il pc, piangere fino a farmi staccare gli occhi dalle orbite e riempirmi di porcherie unte e tamugne come un panino del kebabbaro.
Sigh.