lunedì 13 febbraio 2012

Ahia, qui e lì e anche là

Carissimo Flector,
promettente ed elegante rettangolo bianco, che assicuri sollievo dal dolore, grazie al rilascio prolungato di nonsisabenechecosa.
Ci sei? Sei connesso? Cazzo, fai il tuo dovere!!
No perché sono passate 9 ore e io sono ancora in modalità fagiano impagliato imbalsamato incartapecorito. E con la nausea, pure.
Tu, pezzo di pezza utile come può esserlo un chewingum per disinnescare un ordigno esplosivo.   
Ti mando, con estrema calma e composta fermezza, il mio più sincero vaffanculo.
A te e alla cervicale.
Oh.
Addio.

venerdì 10 febbraio 2012

Camera 15


C'è un silenzio surreale in quella stanza asettica, con i muri color tuorlo pallido e pistacchio fresco.
Un silenzio interrotto di tanto in tanto da un tossire soffocato, affaticato, rantolato.
In mezzo a quel silenzio, ai neon pallidi, a rantolii di un'estranea che dorme a meno di 1metro e mezzo da lei, c'è Nonna M. 
Lì, coperta da un lenzuolo bianco inamidato, il ricordo di riccioli radi e grigi sparpagliati qui e là, gli occhi stanchi scavati, il viso pallido solcato da tanti ieri e da troppa severità, sembra ancora più piccola. E poi, in quel letto così grande.
Nonna M. è ricoverata, ricovero programmato, nel reparto di Neurologia.
Azzeramento cure, quelle interminabili e colorate 15 pastiglie quotidiane, e reintroduzione progressiva.
Con la speranza che gli effetti collaterali si plachino e il cedimento psico- strutturale rallenti. 
Con la speranza che il tempo sia più morbido con lei.
E io, lì, in quella jungla ordinata di prese, biscotti secchi appena morsicati, cavi, flebo a metà, fondi di the pallido, coperte color cammello e riviste che nessuna delle due probabilmente ha mai sfogliato, mi sento utile come una cucchiaino di plastica per scavare un tunnel sotterraneo.
Lì, in quella camera così artificiale, così apatica, così nulla.
A parlare del tutto e niente con enfasi e allegria e sorrisi forzati.
Mentre dal letto a fianco, tra respiro affannato e tosse  e rantolii, quella sconosciuta alza la testa e mi guarda e mormora affaticata un “mi deve scusare…”.
E io mi sbriciolo dentro.
E vorrei alzarmi, andare lì e abbracciarla. Lei e Nonna M., insieme.
Rimango con Nonna M. e la Nonna sconosciuta, cerco presuntuosamente di distrarle e distrarmi, cerco di cacciare indietro stupidi, egoistici e inopportuni scroscii lacrimali.
La tristezza che si respira nelle camere d’ospedale si infila tra la pelle e le vene.
E ci mette un po’ ad andare via.

lunedì 6 febbraio 2012

What else?

" [...] per farla innamorare dovevo farla ridere... Ma ogni volta che ride, m'innamoro io".

giovedì 2 febbraio 2012

Facile ossimoro.

Qui nevica da ieri. E non accenna a fermarsi. 
A parte la viabilità totalmente a puttane, 
a parte il freddo siberiano che sibilando si incolla alle ossa,
a parte le 'rotte' spacca schiena necessarie per aprirsi un varco in mezzo a cumuli di bianco,
a parte gli automobilisti in modalità alcolizzati-ossessivo compulsivi,
a parte la difficoltà nel deambulare senza che vili e gelidi pugni di neve si infilino nelle 'leggiadre' calzature infilate per l'occasione,
a parte il dover procrastinare  l'appuntamento con la felicità proterva e incontenibile,
a parte il lavorare da casa, con annessa convivenza forzata con la Mater,
la neve ha un che di poetico.
E di caldo.

lunedì 30 gennaio 2012

Is that for real?

I tizi che urinano ai bordi della tangenziale alle 8.30 di mattina
Celentano che si piglia 300.000 euro a puntata, a Sanremo
Il Capitano di una nave in affondo che se la squaglia via. Cazzo, manco Capitan Findus
Le 300 calorie racchiuse in una microscopica e chimicissima fetta di torta, dalla macchinetta
La benzina che mi costa più che il medesimo tragitto fatto in taxi
Per questi, un pochino tanto, vorresti tappare orecchie-occhi-bocca.

Poi ci sono loro.
I miei due pezzi di cuore che ancora chiedono "When Chiawa comes back?".
Le coincidenze e le congiunzioni e il destino che si combinano in modo inaspettato
E perfetto
E tutto respira di incredibile e si colora di magenta e turchese e giallo-splendida alba mammamia.
Is that for real? No perchè nel caso, non voglio svegliarmi. 

giovedì 26 gennaio 2012

Esci da questo corpo!

Che uno straccio grigio e vecchio
imbevuto di acqua torbida
strizzato 
spiegacciato 
sfilacciato
messo ad asciugare sotto un termosifone spento,
secondo me è più sano e vitale di me. 
Ti odio raffreddore. 
Tra noi non funziona. 
Non sei tu, sono io.
Hai i numeri, sono io che non li so capire.
Ti amo, ma amo più me stessa.
Lo faccio per te. 
Non voglio farti soffrire.
Insomma. 
Levati dai coglioni*. 

*(francesismo, oui)

lunedì 23 gennaio 2012

Chapter one

Avevo dimenticato,
annebbiata da sbuffi di malinconia e diffidenza e paura e ansia proterva,
di quanto fosse bello
sorprendersi
meravigliarsi
stupirsi
della meraviglia che c'è intorno
Così vicina
così viva
così reale.
Fa quasi male, da tanto che stringe le vene la pancia e il cuore.


21 -1- 12. Palindromo, pure. 

venerdì 20 gennaio 2012

Paure da paura.


Quelle che proprio ti fanno strano. Quelle che ti chiedi “ma che, davvero?!”, quelle improbabilità impensabili. Tipo, non so: Gigi D’Alessio eletto ‘cantante dell’anno’; il Rocco nazionale che annuncia il ritiro in un Monastero Benedettino; lo Psiconano in galera.
Insomma, variabili decisamente assurde.
Ecco, sbirciando qui e là in rete, ho scoperto l’esistenza di fobie quantomeno singolari.
Per non dire al limite della psicosi delirante border-line.
Che poi in un certo senso è un conforto, un po’ come guardare aberranti fiere di mentecatti allo sbaraglio tipo “Uomini e Donne”, “The Club”, e roba così: ti senti immediatamente consolato dalla consapevolezza che le tue sinapsi sono (generalmente) attive e normo- funzionanti, e non connessioni usurate e retroattive immerse in formaldeide e pipì.
Ma insomma, si parlava di paure.

Tra le tante, le più eclatanti:
1. Araquibutirofobia: paura dei gusci di arachidi. Partiamo bene.
2.  Catisofobia: paura di sedersi. Bom, non rompere e stattene in piedi.
3. Cyberfobia: paura dei computer o di lavorare al computer. In effetti, i Virus e i Troyan horses sono minacce quantomeno inquietanti.
4. Dextrofobia: paura degli oggetti alla destra del corpo. Lè. Fottuto anche il ladrone buono.
5. Eurotofobia: paura dei genitali femminili. Tutta colpa di “Denti”.
6. Fobofobia: paura di aver paura. È un meta problema, in effetti. Ma due meno non davano un più?
7. Francofobia: paura di ogni cosa made in France. Obiettivamente, quei mangialumache baguettari inquietano.
8. Genufobia: paura delle ginocchia. La soluzione è una. Eliminarle.
9. Italofobia: paura di ogni cosa riguardante l’Italia. Cazzo. Questa ce l’ho.
10. Lutrafobia: paura delle lontre. Legittima, direi. Puzzano. 
11. Metifobia: paura dell’alcool. È vero. Bar che vai, alcolico che incontri. Non si può mai star tranquilli.
12. Onirogmofobia: paura dei sogni umidi. Questa devo capirla bene, ancora.
13. Partenofobia: paura delle vergini. Ecco spiegato il pullulare di tante vigliacchissime zozzone che regalano a go-go. Generose e magnanime.
14. Patofobia: paura di tutto. Ehssìeh. Nel dubbio, ‘ndo cojo, cojo.
15. Pendofobia: paura degli orologi a pendolo. Fai te. E vogliam parlare dei cucù?
16. Pteronofobia: paura di patire solletico con una piuma. Eh beh. Chi non ha sempre ‘na scorta di penne pronte all’uso?
17. Quetofobia: paura del pelo. Ce l’ho.
18. Quirofobia: paura delle mani. Se sono pigmee, keep away from them.
19. Rabdofobia: paura delle bacchette magiche. Plausibile. Le bacchette magiche e il loro nero potere.
20. Sesquipedalofobia: paura delle parole lunghe. Da supercalifragilistichespiralidoso, è tutto un declino.
21. Spermatofobia: paura del seme. Cocca, se non te magni ‘a pillola e non usi er condom e tte accoppi più dde un coniglio da monta… tte credo che devi avè paura.

E lo show continua…

E tu, che parole sei?

Che ogni tanto nella rete, qualcosa di fresco, nutriente ed appetitoso viene pescato.
 
http://www.youareyourwords.com/

mercoledì 18 gennaio 2012

iColour

Se dovessi pitturare i fotogrammi della mia vita?
Dunque.
Rapporti giornalieri inevitabili con soggetti sociopatici e/o cerebralmente ottusi: marrone.
Sveglia il lunedì mattina: grigio antracite.
Le domeniche pomeriggio autunno- invernali: vaniglia.
Le serate con le sorelle: giallo limone.
Mia madre: grigio topo con venature kaki.   
Il sabato sera, una pizza, un divano, noi: rosso cremisi.
Un gelato al cioccolato, fragola e nocciola: lilla.
Il giorno prima di una partenza: celeste con pois gialli canarino.
Preparare una cena, una torta, dei biscotti: verde smeraldo.
Ridere in modo ridicolo: magenta.
Attendere qualcosa che l’attesa la vale tutta: blu cobalto.
Le sorprese: senape, con striature rosa corallo.
Fermare frammenti con la mia Kid: bianco.
La doccia bollente quando fuori gela: miele.
Scoprirsi felici: una gradazione indefinita che sfuma dal porpora all'indaco, passando per il verde menta e il rosa quarzo.