venerdì 6 maggio 2011

Gomitolo di lana rossa, Oltremanica.


Voi due.
Sì, voi, sto parlando di voi, che sorridete mostrando fieri quei piccoli granelli bianchi discontinui e felici.
Che vi inerpicavate su ogni dove, albero, divano, monopattini, spalle arcuate di una tata tutt’occhi, come piccole scimmiette sotto effetto di allucinogeni scaduti.
Che ridevate e spero ridiate ancora a un volume imbarazzante.
Che farvi il bagno significava convertire il pavimento, i muri, il water e il bidet (il bidet! C’era il bidet!) in una battaglia navale persa con ammutinamento dell’intera flotta.
Che la mattina trotterellavate, tra delicati spintoni e soavi urla che manco Godzilla incazzato era capace di tanto caos, in cucina, vi arrampicavate sulle vostre rispettive sedie e aspettavate la vostra colazione.
Sovversivi. Quasi mai il porridge.
Che rincorrervi per strada mentre sui vostri scooters filavate via, in una scia traballante rossa e blu, non era mai faticoso.
Che vi impiastricciavate fino ai gomiti nel leccare la ciotola dove avevamo impastato i biscotti.
Che vi cercavate l’un l’altro dopo un minuto di lontananza.
Che i vostri capricci con tanto di lacrima isterica duravano lo spazio di un educativo ammonimento. Più o meno.
Che inciampavate nelle parole, ci giocavate e scivolavate sopra come su biglie colorate infrangibili.
Che sapevate di essere la priorità per mamma, papà, nonne, nonno, zio e quasi zia, e anche per me.
Che non vi fregava nulla di astanti e circostanze, c’eravate voi e tutto il resto era noia.
Che prendere il treno era trasformarsi in due Fievel alla conquista del West.
Che tirarvi le coperte fin sotto il mento prima di guardarvi stringere gli occhi, (le vostre lucine notturne sembravano più che altro lampade stroboscopiche), faceva sentire un po’ mamma, un po’ sorella grande.
Un po’ tanto felice.
Che nonostante tutto, intorno a voi era sempre un circo.
Voi.
Volevo dirvi che mi avete fatto perdere la testa nel primo momento in cui mi avete chiamata “Chiawa”, e avete messo le vostre manine paffute, con ancora i buchini sulle nocche e le dita appiccicose dalla cioccolata, dentro le mie.
Volevo dirvi grazie. 

lunedì 2 maggio 2011

This is the last time

Almeno una volta al giorno, me lo ripeto. Per piccoli, grandi, pungenti, stiracchiati perchè.
Intimamente consapevole che l'ultima volta non sarà, nemmeno questa volta.
L'ultima volta che mi sparo 25Km in bicicletta, così, di punto in bianco. Se volessi evitare di camminare come un cyborg, questa dovrebbe seriamente esser l'ultima. In alternativa, la prima di una serie costante. Ma costante davvero.
L'ultima volta che apro la scatola grigia dimenticando quello che contiene e costringendo il mio coeur a una strizzata, che neanche il mocio vileda dopo 3 ore di fatiche è messo così.
L'ultima volta che mi scopro stupidamente e indulgentemente sorpresa da chi o da cosa di sorprendente non aveva nulla. Ma proprio nulla. Era più palese e tautologico di un quadrupede con 4 zampe...e nonostante ciò, mi ha portata a ripercorrere il leit-motive sconforto-disinteresse-apatia.
L'ultima volta che ascolto pezzi in grado di smontare anche il sorriso plastico e sornione di Barbie. Pezzi che quando li senti, non sai se prendere un kleenex o infilarti in macchina, guidare alla cazzo per chilometri e chilometri, mettendo in loop parole e note che ti pizzicano gli occhi e stropicciano dentro.
The last time.
La prossima, forse.

martedì 26 aprile 2011

Bussa alla porta

Aprire una scatola piena di ieri.
E scoprirti, ancora, lì dentro.

Happiness is real only when shared

Dopo due giorni passati tra monti, tortellini, libri e tisane, mi sento ancora più consapevole. 
Della rodata, sospirata, masticata, anelata verità
Quanto più la visione d'insieme è cristallina, tanto più la mancanza prende forma, colore, odore, sapore. 

venerdì 22 aprile 2011

Peggio che rubare in chiesa

“Questa mattina – racconta Berlusconi – stavo inseguendo la mia segretaria per farmela sul tavolo e mi ha detto: ‘Presidente, lo abbiamo fatto due ore fa’. Le ho detto: ‘Vedi, è la memoria che mi fa difetto’”
Leggere il giornale di prima mattina, occhi ancora incollati e capelli incazzati, e trovare un overture del genere. 
Altro che voglia di tornare a nascondersi nel cumulo di coperte stropicciate. 
La voglia è di andare in questura e farsi cambiare la cittadinanza. 

domenica 17 aprile 2011

Già.

"What I want is to be needed. What I need is to be indispensable to somebody. Who I need is somebody that will eat up all my free time, my ego, my attention. Somebody addicted to me. A mutual addiction."
Che altro aggiungere?
Giro pagina e continuo a conoscerti, Chuck.
E a sentirmi come appena svegliata da una lunga perdita di coscienza.
Anamnesi parziale.
Tu invece sai anche quanto zucchero metto nel caffè.

giovedì 14 aprile 2011

Today, tonite, tomorrow

Kiss me like the final meal.
Sento gli Elbow che lo modulano 
su note che sanno 
di stecche di vaniglia 
e finestre spalancate 
e pioggia battente e improvvisa
e vestiti da lasciarsi sfilare 
e credenze in legno grezzo.
C'è 
possessione 
ossessione 
paura 
avidità.
Viscerale, dritto, diretto, lì. 
Qui. 

venerdì 8 aprile 2011

Grazie, a chi riesce a ribaltare le prospettive.

Che piccoli che siamo a volte. 
Labili e leggeri e futili, come paralumi in carta velina sbiadita.
È solo nei momenti in cui la reale realtà di grigio vestita 
ci brucia la mano ce la sporca ce la bagna  
che ci rendiamo conto di quanto 
inutilmente e stupidamente eravamo concentrati 
sullo specchio.
e su vacui affanni. 
Ed è proprio lì, in quei momenti, che ci svegliamo.
E ci sentiamo dei gran coglioni.
E almeno per quel giorno ci sforziamo di essere persone migliori. 



giovedì 7 aprile 2011

Eppur mi infetto di te (senza contatto di mucosa con mucosa)

La condizione per cui ci si sente inadeguati, impreparati, incompetenti, punge.
E graffia.
E brucia.
Un pó come scivolare su uno scoglio umido e nero, con quell'odore di salsedine e ruggine, e sbucciarsi le ginocchia il collo dei piedi i polsi i gomiti le mani il mento.
I cerotti sul bagnato non attaccano.
E l'acqua ossigenata è finita.

martedì 5 aprile 2011

Pulsazioni

Mi giro 30° verso destra.
E sorrido.
Lì, ancorato alla parete ballerina con quattro pezzi di karnaktape,
il Teddy Bears Birthday Picnic Invitation.
Così, pumm!, 500cc di emozioni direttamente in vena nelle arterie nei ventricoli.
Felicità.
Straborda proprio, tracotante e avvolgente.
Perché significa ritornare dove hai lasciato quel tuo piccolo, pulsante, pezzo di cuore.