lunedì 17 dicembre 2012

13 dicembre 2010. Due anni dopo

Che venirti a trovare lì mi lascia a metà. 
Avrei voluto bere insieme una tazza di tè, quello arancio zucca matura che solo a te veniva così vivo e buono
avrei voluto vedercisi sbriciolare dentro dei biscotti seri, burrosi e morbidi, di quelli che chissà quanti anni erano che non mangiavi
e parlare, parlare e raccontarti, raccontarti e parlare
Chiederti se eri appena stata dalla parrucchiera
Sentirti chiamare la sissy con la voce che solo le nonne hanno
Vederti mescolare il tuo risino in brodo con una verdura qualsiasi a galleggiare borbottante in mezzo
.
Era tutto così lontano e ovattato e sterile invece.
Non riuscivo a parlare con te, davanti a quel muro lucido e gelido dietro quella luce stanca e pallida 
con quei fiori di plastica che non profumavano di primavera o di api a maggio.
Sai che c'è Lui, da quasi un anno ormai?
Ti sarebbe piaciuto tanto. Ne sono sicura. 
Ti sarebbero piaciuti i capelli scuri e quel suo sorriso così disarmante
ti sarebbe piaciuto perchè è alto
ti sarebbe piaciuto perchè ti guarda negli occhi quando parli e ti ascolta, perdendosi solo ogni tanto in un mondo di note e colori suoi
ti sarebbe piaciuto perchè sa fare i rebus e le parole crociate
ti sarebbero piaciuti gli occhi nocciola come foglie ancora umide nelle mattine di autunno
ti sarebbe piaciuto perchè ti avrei detto "io me lo sposerei sai nonna?"
ti sarebbe piaciuto perchè mi avresti vista ridere e tremare e saltare di felicità
ti sarebbe piaciuto perchè non dice mai di no a una fetta di torta o a un piatto di tortelloni
ti sarebbe piaciuto. Lo so.
Avrei voluto presentartelo, avrei voluto vederti sorridere timida e soddisfatta, avrei voluto entrare in cucina e chiederti "come sto nonna??", prima di una cena elegante con Lui.
Mi manca condividere i pezzi più grandi di vita con te
Mi manca l'odore di caffè e cannella 
Mi manca sentirti girare intorno al cortile ogni mattina quando la mia faccia era ancora stropicciata
Mi manchi. 
 

 

mercoledì 5 dicembre 2012

Quando posso, ogni tanto, sogno

Forse, e dico forse, ogni tanto fa bene.
Non troppo spesso né troppo intensamente, che sennò mi ritrovo con le mani piene di nulla e la testa gonfia di troppo.
Ma ogni tanto, tra un inserimento dati e uno starnuto,
tra una telefonata e una pausa pupù,
sogno.
Per dire, in questo momento preciso-presente-qui,
sogno di essere a Casa
la kettle che sbuffa attaccata alla presa,
i vetri della mia cucina country-chic segnati da gocce mai pulite-what's the point if it rains tomorrow?-
nella stanza un profumo di biscotti alla cannella e mandorle,
nel forno una sheperd's pie trasudante ragù-a modo mio.
la chiave della porta di ingresso, bianca con i vetri opachi, gira
e spunta lui, una mano che regge il sacchetto di M&S e l'altra che si agita perchè le chiavi non si staccano dalla toppa.
un abbraccio, facciamo due, anzi di più che il più non è mai abbastanza
poi >play sullo stereo, note calde che si rincorrono lente 
tavola apparecchiata con tovagliette di lino lilla e verde acqua
bicchieri di vetro colorati 
posate nel secchiello di latta.
un piccolo camino acceso, che fuori è inverno 
domani sera andiamo a teatro?
domenica il British ha un'esposizione straordinaria, andiamo?
una sera come tante, in una vita come poche.
 
 

mercoledì 28 novembre 2012

Un pettirosso in un baco

ci sta stretto. 
Le pareti sono appiccicose e umide, l'aria è densa e torbida
e non si vede un granchè.
Un pettirosso in un baco ci sta stretto.
Il becco picchietta timido e stanco, che i mesi fuori passano e lui si sta perdendo la primavera nelle sere di maggio, gli stecchi di zucchero filato, le balle di fieno di fine estate e la prima neve di dicembre.
Un pettirosso in un baco ci sta stretto.
     

giovedì 15 novembre 2012

Pizzicotto

Sarà l'insicurezza che è parte integrante e peso specifico in me.
Sarà la paura di sentirsi costantemente inadatta e non abbastanza.
Sarà che alle cose belle, ma belle davvero, non si arriva mai davvero preparati.
Sarà questo e quello e quell'altro ancora
ma io, a te che scegli me e solamente me, ancora non riesco a credere. 

venerdì 9 novembre 2012

Who are you?

È il genere di domanda che mi coglie impreparata. Mi iniziano a sudare le mani, le gambe cominciano a ronzare in nervosi semicerchi e la lingua diventa collosa come miele d'acero.
Non so il perchè. Che mica c'ho un background da allibratore in combattimenti clandestini di galli da giustificare.
E ho la fedina penale inamidata. E mi lavo ogni giorno. Ma così è. 

Non saprei da dove cominciare, come continuare, dove terminare. Che un qualcosa di sostanzioso in mezzo, beh, è fondamentale. Che tristezza sarebbero due fette fragranti di pane tostato, una all'inizio e una alla fine, senza nulla dentro? Così, accoppiate senza nulla a unirle? Il ripieno la dice tutta.
-Prosciutto cotto e fontina? Sì, mi chiamo Chiara, ho 27 anni, abito a Fiorano Modenese, mi piacciono i gatti.
-Tonno, maionese e capperi? Ciao, sono Chiara, 27enne ancora senza rughe, facevo la copy e ho smesso, come ti va?
-Cotoletta e maionese (la foglia di insalata sapientemente tolta)? Hey. Chiara. Sì, io. Chiara. Scusa, ma sono impegnata in un vortice di piacere e unto. Ci si sente dopo.
-Mozzarella filante, dadolata di melanzane saltate con pomodorini pachino e basilico, crema di ricotta, noci, aglio e origano?
Detto tra noi, amo leggere, guardare film rigorosamente sotto ad un panno e munita di camomilla bollente, biscotti appena sfornati, e Lui accanto.
Amo cucinare con cura maldestra.
Al posto di una chioma capelluta, ho una chioma di platano. Generalmente ho una paresi facciale congenita che mi porta a sorridere perpetuamente, ma tocco picchi altissimi di saudade immotivata e straziante.
Non fumo, anzi, proprio aborro il fumo, bevo poco e non gioco d'azzardo. Amo scattare fotografie.
Amo ricevere biglietti, messaggi, lettere. Lettere. Vorrei riceverne una. L'emozione di infilare il dito sotto al bordo incollato male, strappare l'apertura, e divorare le parole. Se non provenissero da "Il protomonastero S.Chiara di Assisi che ha bisogno di me, perchè "una sua donazione è importante", sarebbe anche meglio.
Amo quando mi mancano le parole, amo quando ne ho così tante che iniziano ad accavallarsi una sull'altra e a perdersi qui e là, amo il sole quando picchia ma non mi fa sudare come un cammello al Cairo, amo la pioggia quando inizia a battere contro al vetro.
Amo la prima neve che cade giù, nel silenzio ovattato.
Amo le grasse risate, quelle da singhiozzo e naso che pizzica.

Ho questa tendenza incrollabile ad essere sincera, premurosa, a volte pedante. Sono un pò tanto testarda, abbondantemente sensibile, a tratti dispersiva, molto generosa, gigantescamente insicura.
So ascoltare. Dicono. So parlare. Dico.
Sono una morosa che dopo quasi un anno ancora non si convince che Lui ha scelto me. E che forse l'ha fatto con la testa libera dall'alcol e gli occhi aperti. 

Sono una figlia, rapporto in subbuglio gorgogliante. Sono una sorella. Sono una nipote. Sono una cugina. E sono un'amica, di meravigliose persone.
Sono un pò un minestrone di contraddizioni e di pezzi incollati con chewingum. Sono questa qua.


venerdì 2 novembre 2012

Penso

Penso che lavoro troppo vicino a casa, o che abito troppo vicino al lavoro, comunque la si giri. Non faccio in tempo a collegare i neuroni e a buttar giù l'ultimo boccone di mela che è già ora di andare-tornare.
Penso che ho 6 finestre nel mio ufficio. Su un'unica parete. Sulla quale non batte mai il sole. E vederlo schiaffeggiare coi suoi raggi insolenti la casa di fronte, senza averlo mai addosso, neppure di striscio, è un bel pò irritante.
Penso che la mano destra prima o poi si congelerà.
Penso che ogni tanto vorrei avere del tempo per non far nulla, per ascoltare in silenzio i minuti passare, per tenere le mani ferme e il cervello spento e la bocca chiusa.
Penso che c'ho un buco dentro, e ho detto dentro eh.
Penso che sia incredible vedere le strade e i parchi e i mezzi pubblici così puliti in una città dove i litter sono diffusi tanto quanto i peli sotto le ascelle di noi femminucce (anni'90 esclusi).
Penso che vorrei sentire sotto i denti la base sbriciolosa e densa della cheesecake, e sulla lingua e giù per la gola l'avvolgersi e srotolarsi di quelle dolci e burrosissime conferme al lampone.
Penso che vorrei le tette più grandi. Poi ci ripenso, e penso che in fondo con la mia sfrontata 2° ci sto poi bene.
Penso di aver sbagliato un sacco di volte, che se a scegliere al mio posto ci fosse stato uno schizofrenico con fobie paranoidi e deliri da sindrome border-line, forse le cazzate sarebbero state meno.
Penso che se un giorno avrò dei figli, li porterò a fare Trick or Treat ad Halloween. E preparerò insieme a loro goffi e zuccherosissimi dolcetti.
Penso che sia vero che la felicità è reale solo se condivisa.  
Penso che ora penserò un pò a tutto questo.
Poi andrò a fare pipì.
Poi aspetterò sera.
Poi domani. Lui.
 

martedì 23 ottobre 2012

Da sempre

Vorrei parlare la tua lingua
vorrei venire dallo stesso posto da cui vieni tu
vorrei avere le tue usanze, le tue abitudini, le tue convinzioni
Vorrei capire i tuoi no e le tue rughe, mai ai lati della bocca
vorrei perdonare il tuo disinteresse, i tuoi sorrisi e le tue risate mancate, i silenzi assordanti
Vorrei sentirti vicina e comprensiva e complice
vorrei vedere braccia aperte e morbide e non incrociate e ferme
Vorrei farti sentire orgogliosa, fiera, serena,
vorrei il tuo sguardo su di me con occhi pieni e vivi
Vorrei un abbraccio, un ti voglio bene, un come è andata la giornata?
Vorrei non aver bisogno, ancora e sempre, di tutto questo.

martedì 16 ottobre 2012

Due cuori e 27 candeline

Grazie a un uomo che sembra uscito dalle pagine di una favola mai letta né scritta dipinto a mano con tempere dense e squillanti
tratti decisi e sfuggenti
setole morbide e granelli di storie passate
Un uomo che mi ha sorpresa, ammutolita e fatta sciogliere
come una candela di cera sotto al sole di un pomeriggio d'agosto
Un uomo che mi ha regalato 4 giorni a Casa, per i miei 27 anni.
Valigia fatta poche ore prima di tornare dove appartengo. Insieme a chi il mio cuore se lo è preso e lo strizza forte da quel giorno.
cazzo ma devo lavarmi i capelli!
la ceretta! Devo farmi la ceretta la prossima settimana!
smettila di piangere tata
ma no ma che sfiga ma avrò il flusso..
mangia, dai...
la pillola! Devo comprare la pillola!
mi passi il lardo?
ma davvero?
la macchina! E' in ufficio! Devo prenderla!

i vestiti. Non ho nulla di stirato! Il ferro, devo stirare!
Un vortice di emozioni e  ansie e lacrime e sorrisi 
E un aereo
Poi, il resto è Casa. Insieme. Io e Lui.
E tornare indietro è stato più difficile di sempre
che questa volta i pezzi di cuore rimasti sono due.
Quanta meraviglia può contenere un battito, santiddio

lunedì 1 ottobre 2012

Hey, tu.

Hey, tu.
Che ieri ti addormentavi addosso a me, con il respiro che a tratti sembrava fusa di gatto, con i capelli che sapevano di balsamo e i piedi stretti intorno ai miei
che scegli pensandoci una volta, tornando indietro, pensandoci ancora, che in quella testa non c'è spazio per i recinti e per la fretta
che vuoi sempre di più da te, che sei un'iperbole, un volo ad ali tese, un orgoglio di perchè e di curiosità
che mi cerchi, mi ascolti, mi sopporti, ti spazientisci solo per un attimo, solo per lo spazio di un sorriso, solo per stringere e soffocare le mie insicurezze 
che salti misurando la distanza da terra senza vedere quella in aria, che rischi, che prendi il volo tenendomi la mano, che hai sempre la tua manciata di certezze incrollabili in tasca.
Vorrei proteggerti da tutto quello che non è felicità, da tutto quello che non è sole e cielo sereno, da tutto quello che non ha lo stesso colore dei sogni
Vorrei smussare i miei angoli, vorrei veder rimpicciolire i miei 'se', i miei 'ma' e i miei 'non so', vederli diventare invisibili
Vorrei riempirti ogni secondo di ogni minuto di ogni giorno di quella gioia densa come miele, di quella gioia che si insinua in ogni piccola fessura, dietro ad ogni ieri e davanti ad ogni poi
Perchè sei tu, 
perchè meriti così, 
perchè è amore, 
perchè da quando siamo, non c'è nulla di più grande

giovedì 27 settembre 2012

Ma anche no

Fare qualcosa controvoglia proprio non mi riesce bene.
Voglio dire, non sono capace di metter sù il cerone tirato e accondiscendente, senza che si notino le crepe e le sbavature
Annuisco con la stessa convinzione e veemenza di un riluttante nano a cui viene spenta la tivì in favore dei compiti
Inizio a trappolare con forzato e lento, lentissimo, letargico piglio, conscia dell'aria da prigioniera di Guantanamo rassegnata e stanca che mi si cuce addosso
["Exhaustipated. Too tired to give a shit". C'entra come uno spogliarello in chiesa, lo so, ma mi è venuto così. Tiè]
Dovrei imparare l'arte del dissimulo
On stage
Let the show begins
.
No. 
Datemi una valigia e due biglietti. 

lunedì 17 settembre 2012

Encefalogramma

Le mie capacità cognitive e lessicali si vanno sbriciolando come una galletta di riso, giorno dopo giorno.
La scorrevole e appropriata sequenza di pensieri e parole inizia ad arrugginirsi come il manubrio di una bicicletta rosicchiato dal tempo e dalla polvere.
Finirò fagocitata dalla mia stessa massa cerebrale, ammasso di spugna secca e granulosa.
Houston we have a problem. 
Save me.
E.T. telefono casa.
Mamma ho perso l'aereo.
C'era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano.
Il prossimo, grazie.



venerdì 7 settembre 2012

Essere ovunque

... chessò, a farmi fare una gastroscopia a Tijuana.
Ad asfaltare la Napoli-Salerno il 15 di agosto alle 2 di pomeriggio.
In un salumificio, reparto stagionatura (avete idea del tanfo? È tremendo. Seriamente).
A una conferenza su I tassi d'interesse e cambi finanziari degli ultimi 10 anni.
A un concerto della Pausini. 
Proprio ovunque. Nei più beceri e rivoltanti anfratti spazio-temporali.
Tranne che qui.

mercoledì 22 agosto 2012

Atomo rosa

Ci son cose che ti vengono semplici, facili, automatiche.
Farti un bidet dopo aver fatto la pupù.
Scolare la pasta al dente, che quel minuto in più significa colla e avanzi nel tegame.
Sbavarti lo smalto, almento su un'unghia. E nella remota possibilità di stenderlo bene su tutte e 10, sicuro come la morte ti si scheggia dopo 2 ore.
Soffiarti il naso al primo accenno di muco sbiado e scivoloso.
Lavarti ogni giorno. Constatando poi come questa sia un'usanza temuta e rifiutata da una puzzosissima percentuale di persone.
Incazzarti e mugugnare le peggio cose digrignando denti e pestando piedi quando testimoni di geova o telepromoter ti svegliano alle 8 di mattina. O alle 3 di pomeriggio.
Poi ci son cose ancora più semplici, ancora più perfette, ancora più incredibili nel loro equilibrio timido e coraggioso.
Amare. Amare incondizionatamente. Amare così tanto che ti scordi di com'eri prima. Amare talmente una persona che ti disorienti e ti spaventi e ti senti felice come solo la mattina di Natale di 20 anni fa ti sentivi.
Scoprire che la felicità è fatta di piccoli gesti, di poche parole, di semplici emozioni. Scoprire di non poterne più farne a meno.
 

giovedì 9 agosto 2012

È buffo come certe immagini, certi odori, certi sapori, ti si incollino dentro e non se ne vadano più.
Lì, sospesi, tra sangue e nostalgia impastata a ricordi.
Era tutto come l'avevo lasciato. 
L'odore di muffin al lampone caldi, di aria schiacciata dalle vetrate laccate di bianco, di metallo arrugginito a Charing X.
Le nuvole a mezza via, dense di fumo e filtranti sole e vento pungente, pitturate di cobalto e antracite e glicine la sera.
Il sapore di fragole, ricotta e burro che ti si scioglie in bocca, un caffè morbido e timido a lavarlo via, l'aroma di zucchero filato e curry che ti seguono, il cioccolato che ti avvolge.
E poi loro, per cui non bastano le parole, per cui spero che domani ci sia sempre il sole e un sorriso vero e una felicità ridicola.
Loro, la famiglia che vive aldilà delle Alpi, dopo quel braccio d'acqua, su quell'isola verde, in quella città caotica e disarmante e manierosa e instancabile che nemmeno un'intera scala Pantone basta a colorarla tutta. 
Casa.

mercoledì 25 luglio 2012

Bele chè?

che sembrava fosse così lontano, almeno tanto quanto da muso a culo di bassotto x 10.
E invece, tomorrow ore 10:50 si decolla.
E domani a quest'ora sarò a piedi scalzi sulla moquette color cammello spruzzata qui e là da gelati colati caffè sorseggiati disegni mai terminati

con le braccia strette intorno a due nani saltellanti e di qualche cm in più
sarò un minestrone di gioia elettricità nostalgia incredulità euforia appiccicosità.
Ossgnur. 
Se solo ci penso mi torna la pipì e mi ricominciano a pizzicare gli occhi.
Poche ore. 
Poche ore 
e
poi
Casa.

venerdì 20 luglio 2012

Denver e follia.

http://www.repubblica.it/esteri/2012/07/20/news/sparatoria_prima_batman-39383116/?ref=HREA-1

Leggi notizie così e ti si gela il sangue nelle vene. Bloccato anestetizzato indurito.
Rileggi, cambi quotidiano, accendi la radio, cerchi un tg, con la flebile e cocciuta speranza che si tratti di un incubo, di un brutto sogno, che tra poco ti sveglierai con capelli appiccicati al collo e gocce di sudore lungo il petto, berrai un sorso d'acqua e potrai riaddormentarti sognando del mare e di barrette di cioccolato al latte.
E invece è proprio così. 
14 morti, tra i quali diversi bambini, uno di sei anni anche. E 50 feriti.  Chi più, chi meno, gravi.
Sei al cinema. Adrenalina e aspettative a mille per un film atteso da mesi e mesi, tra sacchi di popcorn, brick di coca cola, pacchetti di caramelle gommose e liquerizie extra size. Il film inizia, cazzo dai che Nolan chiude coi botti. 

E poi, i botti. 
Gli spari. 
I colpi. 
Confusione
Saranno quelli del film? 
Confusione.
Buio
Terrore
Reale
.
Morire in questo modo, morire perchè un animale col volto coperto da una maschera, inizia a sparare all'impazzata.
Durante una proiezione. 
Un tanto ordinario quanto atteso giovedì sera.
Rimango tra l'attonito e lo sconcertato, mi chiedo come sia possibile, cerco di convincermi che in fondo un giorno vorrò mettere al mondo dei bambini. 
Ma in un mondo così, cazzo, fa sempre più paura.
 

martedì 17 luglio 2012

14 luglio

1789, Presa della Bastiglia. E via, verso la repubblica. 
1862, Nasce Gustav Klimt. Respiro di colori.
1938, Pubblicazione del documento 'Il fascismo e i problemi della razza'. Vergogna abissale.
1948, Attentato al leader del Pci, Palmiro Togliatti. E si sfiora la guerra civile. 

2012, Concerto dei Kasabian a Ferrara. Insignificante per 7 miliardi di persone, denso di carica caldo felicità salti birra baci voci zanzare amore luci sintonia, per me  e Lui. 
Lo spazio di un Mc paninozzo-ma che davvero c'è il parmigiano?-, una mc wrap e patatine tanto buone quanto tamugne, una cocacola bevuta di fretta che dai che inizia a piovere, un cercarci e volerci instancabile, un'ora e mezza di musica che ti scuote, una quantità imprecisata di sguardi che ti pizzicano dentro.
Ci vuole così poco per sentirsi immensamente fortunati. 

lunedì 9 luglio 2012

Adesso ma proprio adesso

 vorrei avere la bocca piena di tagliatelle ragù panna e funghi.
Ma così piena che trabocca e straripa e badabam!, c'ho la faccia da Joker.
Vorrei avere le mani sporche di tempere multicolori, con una tela piena di mille idee e zero senso davanti.
Vorrei essere sdraiata su un bel materasso morbido accanto ad una finestra, chiusa perchè tira una sibiola epica, con un libro di quelli belli ma belli davvero e una tazza di cioccolata calda sul comodino.
Vorrei poter avere tempo, ma parecchio tempo, da passare soli lui ed io, senza doverci salutare la sera e dicendoci il buongiorno al mattino.
Vorrei essere circondata da broccoli, pentole, salsiccia, pici, cucchiai, pomodori, farina, cioccolato, basilico, Barolo, uova, ricette e confusione, e cucinare per Noi.
Vorrei non dire vorrei, che suona palpabile e denso quanto una nuvola di zucchero filato insapore.
cheppalle.

mercoledì 4 luglio 2012

... e i Suoi 27 anni

Ma voglio dire, ogni cosa ha un inizio e una fine, no?
Insomma, prendi il rotolo di carta igienica, tutti quei pezzettini sfilacciati che svolazzano quando lo apri, tutte quelle imprecazioni che si librano nell'aere quando, nell'esatto momento in cui ne avevi davvero ma davvero bisogno, è finito.
La pasta. Cazzo, la pasta. Apri un pacco di spaghetti, che siete in 4 a cena, non li metti giù tutti che c'è tanto sugo e poi dai mezzo kg è troppo e alla fine dai dai che li finiamo. E li butti giù. E vengono spazzolati via.
Un libro, con la sua prima pagina che sa ancora di colla e di corteccia, con le parole che iniziano a caderti addosso sempre più veloci e sregolate, fino a che. Eccola, l'ultima riga. Maledizione.
E poi, e poi, il dentifricio al fluoro sbianca denti, lo shampoo mandorla e vaniglia, l'inchiostro della bic nera, la colla in tubetto seccata e piena di pelucchi, il burrocacao che lo tiri sù col dito fino all'implacabile bianco pvc.
A conti fatti, tutto finisce, prima o poi.
E allora io mi chiedo come, per quale strana e straordinaria congiunzione astrale temporale causale, ogni volta che lo vedo sorridere me ne innamoro di più. 
Mi chiedo come e fino a quanto e se c'è questo quanto, sia possibile amare. 
Credevo che ci fosse un limite, non so, il bagaglio max 10 kg 55x40x20cm. 
Che ci fosse un limite, un recinto, una zip, da qualche parte.
E invece mi scopro senza fondo e senza pareti. 
Bam!. Un big-bang continuo e bruciante che sa di zucchero filato e biglie colorate e quadrifogli verde smeraldo e note da un pianoforte impolverato e sinuoso.
Ho completamente perso il senno per quest'uomo, così meraviglioso che mi verrebbe da allungare un dito e punzecchiarlo ogni cinque minuti. Per capire se davvero è qui, se davvero è reale.

 

lunedì 2 luglio 2012

Soffocare

E non cacciandomi giù per l'esofago volontariamente un bolo di cibo,
nel tentativo di farmi rianimare e poi coccolare. Bella Chuck. Onore a te.
Qui è Un soffocare che ti piglia per le gambe e trascina pigramente il baricentro verso il basso,
Un'umidità diffusa tra collo e coppetto che se prendi una (ma che, davvero ci sono?) botta d'aria, taac!, la mattina dopo sei pronto per "Robocop-il ritorno",
Un bel pile sintetico radioattivo che avvolge la schiena e il sotto-tette sciogliendoli in rivoli di sudore e appiccicume,
Una sensazione di bitumiera piena e gorgogliante piantata sui polmoni, che rende la respirazione tranquilla e piacevole come la coda sull'A1 il 30 di luglio alle 2 di pomeriggio. 
Io mi sto consumando qui.
Finirò in dieci cento mille pezzettini viscidi e amorfi prima delle mie infradito vecchie e sgangherate. 
 
Voglio scappare. 


giovedì 21 giugno 2012

Il numero 24

Sono poco più di cinque ore alla settimana, 
ma valgono come una vita intera di sorrisi densi
di respiri a pieni pomoni, che l'aria è buona qui
di perchè arrivati senza una domanda
di ciao!, senza alcun addio.
Quegli anni e quella vita che solo a guardarli mi sento così piccola,
quei piatti segnati e fumanti,
quei bicchieri opachi e sempre pieni,
quel carrello che chi vuole il bis? Forza che ce n'è!
quelle risate che quando si aprono sono giorni negli occhi.
Sono ventiquattro persone 
che hanno perso quello che avevano costruito,
che hanno visto sbriciolarsi tutti i loro ieri e i loro domani
che da un mese Casa è un ricordo sbiadito.
Sono ventiquattro nonni e nonne che amo già,
e che, nonostante tutto, continuano a ripetere
nueter a sàm fortunee, an psamia menga laminteres.
Passare quel poco tempo con loro,
vederli arrivare traballanti e lenti
tra bastoni e ruote e braccia forti,
è ogni volta un'iperbole di felicità.

lunedì 11 giugno 2012

8 ore

Un battufolo di cotone imbevuto d'alcool. Poi un altro, e un altro ancora.
Una nuvola densa e pregnante e asettica e pungente.
Bloccata lì, tra la gola e i pensieri. 
Tante ore al giorno, troppe ore al giorno. 
Automatismi che inibisono e si vestono di insoddisfacente senso di staticità.
Voglio tornare a Casa.

giovedì 7 giugno 2012

Nueter gla cavàmia

L'Emilia non molla
Ma proprio per un cazzo. 

Perchè Noi siamo quelli del prosciutto, del parmigiano, dell'aceto.
Dei tortellini con un ripieno cl'era la fin dal mand e al brod cl'era savurii perfeet.
Delle tagliatelle e delle lasagne, che quelle delle nonne sono sempre le più buone.
Del ragù che trabocca dalle pentole piene.
Delle tigelle con il lardo e gli umidi e i salumi e IL gnocco fritto, che quel "Lo" proprio non ci riesce.
Della Ferrari che quando prova la senti nell'aria, della Maserati, della Ducati e della Lamborghini.
Delle piastrelle e delle ceramiche che barcollano ma non mollano.
Di Pavarotti e di Dalla, dei Nomadi e di Guccini, di Carboni e di Bersani, di Liga e di Vasco.
Siamo quelli che amano la buona tavola, la buona musica, la buona vita. 
Siamo quelli che dopo un terremoto ci rimettiamo in piedi, 
ci spolveriamo i pantaloni, 
ci allacciamo le scarpe e tiriamo sù le maniche. 
Pronti a ripartire. 

mercoledì 30 maggio 2012

#no2giugno. Ennesima occasione persa, ennesimo schiaffo alla Vera Italia.

"Il 2 giugno la Parata si farà, festeggeremo sobriamente".

Caro Signor Presidente,

Lei e i politici non rappresentate l'Italia, non più.
L'Italia Vera sono la protezione civile, i volontari, gli organi di soccorso, i concittadini, gli stessi terremotati, che lavorano incessantemente e instancabilmente cercando di rimettere in piedi anime e paesi ridotti a macerie.

Questa é l'Italia che amo e che mi rappresenta.

Voi siete solamente il resto, siete l'Italia che non vorrei vedere, siete l'Italia marcia, siete l'Italia di cui mi vergogno.

Spero arrivi una scossetta 5.8 sotto le Vostre comode e lussuose poltrone. Una scossetta sobria, si intende.

Cordialmente vaffanculo,

Chiara

martedì 29 maggio 2012

La terra trema, il cuore è saldo.

Quelli che“vacca ragàz moc’bròt lavòr, anche se mi ha svegliato mia moglie perché io non m’ero accorto di niente. Mè a tireva avanti a spiguzér!’’. Quelli che “sabèt a un zèrt punt a gh’ èra un vèint che mè a iò pinsè subèt teimp da teremòt!”. Quelli che “a cherdìva d’avergh un camion dal spurgo impiè sàta cà”. Quelli che “a parìva d’eser inzèma al Tagadà ai Baracòun!”. Quelli che “al me càn l’iva... sintì tòt mez’ora prèma: el bèsti el ghàn na sensibiltè…”. Quelli che “sèint mo chè ca balàm ancàra…quast ché l’è minim un quàter virgola trii ed magnitudo”. Quelli che “moxa diit?! Quast ché a srà minim minim un zìnc e du in dla schèla Richter!”. Quelli che “il sussultorio è lofi un bel po’, ma l’ondulatorio l’è dimàndi pèz!”. Quelli che “mi ricordo quando ha tirato nel ’72… ziocà se abiàm balàto! Credevo che ci fosse della maràia sotto al letto!”. Quelli che “a Modena siam fortunati perché sotto ciabiàm l’acqua”. Quelli che invece “sotto ciabiàm la sabbia”. Quelli che invece sotto “ciabiàm un cimitero pellerossa maledetto”. Quelli che “mo chissà che cosa ciabiàmo…”.Quelli che “l’unico lavoro da fare in quei casi qui è mettersi sotto al muro portante” e quelli che hanno l’open space e il muro portante non lo trovano. Quelli che “comunque nella bassa ciànno ‘na grinta che si tirano su in cinque minuti, a t’al dègh mè!”. Quelli che “mo boia d’un mànd lèder c’at gnèsa n’azidèint al teràmòt… an psìva menga tirèr a Montecitorio invece che a Finèl o a Miràndla?”. Quelli che “chissà adèsa al parmigiano sàl gnarà a custèr…”. Quelli che “comunque al s’era capì che la
Notte Bianca la porta sfiga”. Quelli che “più che la Notte Bianca le mèi dir la Notte Maya”. Quelli che “bèmo ragàz, asrà la sugestiòun mo da quando c’è stato il terremoto tòt el voltic’am mèt a séder inzèma al water am pèr d’ èser in berca:am bàla la tèra sàta i pè!”. Quelli che a partire dalle 4.04 della notte tra sabato 19 e domenica 20 maggio 2012 hanno una crepa e un mucchietto di macerie nel cuore: tutti quanti noi modenesi.

Cuore Emiliano, grande così.

giovedì 24 maggio 2012

Questione di incontro.

Perché c'era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com'erano. Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni. L'unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse per sempre, l'unica cosa era che in quel che facevano e in quello che dicevano e in quello che erano c'era qualcosa - per così dire - di bello.

Non ci si capiva quasi niente, ma almeno quello lo si capiva.

 

mercoledì 23 maggio 2012

Everyday's thought

You can't help it. Sometimes you just look at someone and realize that is one of the best things that ever happened in your life.

lunedì 21 maggio 2012

Appello

Assenza giustificata.
Che una settimana in ospedale, non era in programma. 
E dopo 6 giorni di flebo, prelievi, esami, digiuni, svenimenti, vomitate, brodini sciapi, disinfettante, materassi rigidi, capelli indegni, pantofole, monitor, visite e flebiti, la diagnosi è incerta come la presenza di massa cerebrale nel Trota.
Probabile virosi gastroenterica potenzialmente aggravata da due diverticoli.
Traduzione: pescando a occhi chiusi tra le varie possibili soluzioni, abbiamo estratto questa.
Ora, a parte chili in meno e stanchezza in più, si vanno sommando anche una cistite nuova di pacca, due stomatiti, un raffreddore soffocante e un intestino incazzato.
Piacere, sono Chiara, vengo da Germolandia e ho 86 anni.

lunedì 7 maggio 2012

Fare pipì

... può essere una cosa spaventosa.
Può fare più paura del T-Rex di Jurassic Park, più terrore di un horror da manuale, più angoscia della busta paga a fine mese.
Fare pipì domattina mi metterà un'ansia soffocante addosso.
Maledetto giorno in cui sono rimasta orfana di un'ovaia.

venerdì 4 maggio 2012

Dàsdet

E la sensazione che le mie sinapsi siano come atrofizzate
Come anestetizzate nel cloroformio
Addormentate sonoramente
Denocciolate come ciliegie mature
Spurgate come una mastella di vongole.

Quando so che ho bisogno di
stimoli pungenti
cromie pantone mescolate
sale e miele a profusione
rumori e brusio
voci.


lunedì 23 aprile 2012

Ehi, tu


Ehi tu,
con i capelli folti e scuri e gli occhi grandi
che quando sorridi tiri il mento all’insù, che leggi peperonate di storia e ascolti la tua musica aggressiva e conosci a memoria gli assoli e i riff di ogni pezzo
che fai di testa tua, testardo e ambizioso sai che potresti diventare qualsiasi cosa purché non stia nel mezzo, perché sono gli stimoli, gli estremi, le iperboli ad attirarti
che cerchi con pazienza di far evaporare le mie insicurezze tremolanti
che vuoi dimenticare e abbattere ogni tua piccola resistenza e paura
che sei passionale ed ermetico, in un modo tutto tuo che non avevo mai conosciuto prima e che ha un sapore agrodolce buonissimo
che sei forte, che non cerchi l’approvazione costante e per questo convinci
che hai bisogno di colori e stimoli costanti, che ti arrabbi a guardare le partite in tv e mangi il gelato al pistacchio
Tu,
impaziente e curioso, che non allacci mai le scarpe e hai le mani eleganti e sicure di un pianista
che continui a sorprendermi, a incantarmi, a farmi ridere e sentire immensamente fortunata
Volevo solo dirti grazie. 
Per essere entrato così, a piedi pari, sconvolgendo tutto. 
Facendomi perdere completamente il senno.

venerdì 13 aprile 2012

Non ci sono, ma ci sono

Evasione dalla scrittura.
E pure dalla lettura. No aspetta, ieri sera appuntamento con J.Coe, peraltro mica male come first date.
Sto evadendo.
Mi mescolo ai milioni di evasori Italiani. Evasori del fisco, evasori della verità, evasori della giustizia, evasori del lavaggio mani-post urina, evasori di saponetta e deodorante, evasori di buone maniere, evasori di shampoo, evasori di decenza, evasori di diffidenza, evasori di serenità.
Sto evadendo dalla mia testa e dalla tastiera. Silente e ispida come una faina.
Chissà, forse ogni tanto tenere i polpastrelli a riposo e sguinzagliare le sinapsi mi fa bene.

Ah, ps., ho iniziato il nuovo lavoro.
E nel caos, nel bombardamento informativo, nel marasma teorico, propri di ogni inizio che si rispetti, mi garba.

venerdì 30 marzo 2012

Leccati il dito e volta pagina

Che cambiare, non è mai cosa semplice. 
Già scegliere un'altra pizza sul menù mi crea un subbuglio interiore,
già passare dai cereali pocciosi al frumentone da gallina mi mette in difficoltà.
Cambiare posto di lavoro, ripartire da un punto indefinito, con
l'unica certezza che di certezze non ne avrò nemmeno una,
è un pandemonio. 
Un ingarbugliato, denso, elettrico caos.
Grazie a chi, a cosa, in quest'anno e mezzo mi ha fatta crescere.
Grazie a chi mi ha fatta incazzare e sentire piccola così.
Mi è servito anche quello, un giorno forse riuscirò a capirlo e a perdonar(mi).
Grazie a chi ha lasciato un'impronta su calce.
Grazie a chi piano piano lascerà solo un vago prurito irritante.
Grazie. 
Avere un'opportunità e poterla cogliere è un lusso.
Questa volta tocca a me. 


















(e comunque... che tristezza tutto vuoto dietro.)

lunedì 26 marzo 2012

Ma che, davero?

Io allo stadio.
È un paradosso, un evento che va contro natura.
Un pò come la promiscua e torbida classe politica italiana che inizia a fare propri i principi di legalità, giustizia e uguaglianza.
Un pò come un terrorista camorrista armato fino ai denti che alla domenica va in chiesa.
Un pò come quelli che 'sì cioè la massima espressione di cinematografia è il lavoro dei Vanzina'.
Assurdo. Nun se pò sentì.
E ancora più apocalittico è il fatto che mi sia piaciuto. Lo spettacolo, l'atmosfera, San Siro.
Di questo passo, inizierò a leggere i libri di Sparks e mi ci affezionerò pure.
A.A.A. Soccorso cercasi.

mercoledì 21 marzo 2012

Prima-vera scoglionata.

Tante piccole cose che non sopporto. Che aborro, proprio.
Quelle piccole cose che irritano parecchio,
tipo la sabbia negli slip mentre si esce dall'acqua.
Tra queste si inseriscono a gamba tesa gli spocchiosi presuntuosi,
che con la loro acidità superba mi fanno sentire una blatta.
Io, nella mia inadeguata tranquillità, riesco sempre a sentirmi in difetto,
mai abbastanza,
sempre fuori tempo. 
Uno spartito sbiadito macchiato di caffè e marmellata.

venerdì 16 marzo 2012

Low batteries

Cerchio alla testa da esemplare sbronza epica
gambe avvolte da un turpe intorpidimento
occhi stanchi sfatti segnati
voglia pari a meno uno
energia pari a zero
capacità cognitive momentaneamente non pervenute
.
Mi sento come un tubetto di maionese vuoto.

lunedì 12 marzo 2012

Zuppa di felicità

Un chilo di sorrisi
mezzo etto di paure
un bicchiere di chiacchiere arrotolate
qualche ciuffetto di curiosità
e amore puro spremuto.
Ecco.
Zuppa di gioia,
lei e lui e la loro meraviglia ora grossa come un mandarino.
Zuppa di gioia,
quei due orizzonti color noce,
gonfi di felicità.
Non c'è cosa più immensa del diventare Mamma.

Buongiorno.


mercoledì 7 marzo 2012

Sbavvv sbaavvv

Lasagne trasudanti besciamella. Gramigna con salsiccia grondante di panna. Pizza schiacciata da doppia mozzarella, bufala e provola. Burrosissima Barozzi a mollo in chili di mascarpone. Fragole affogate nella crema chantilly. Tortelloni tracotanti ricotta e spinaci. Coppa gelato con almeno tre tamugnissime giottissime mousse. Crepes salate sfrigolanti di burro e provola.Una tavoletta di morbido e lattosissimo cioccolato.
Sto impazzendo. Fottuta intolleranza.
 

lunedì 5 marzo 2012

Ufff grrrr naaa blaahh.

Che poi mi prendono queste sbrusie di cambiamento.
Mi viene voglia coprire gli insulsi virgulti di lavanda delle ante dell’armadio con spennellate di rosso cremisi, giallo zafferano e arancione zucca fresca.
Mi viene voglia di tagliarmi i capelli. Pentendomene poi la prima volta che li asciugo da sola.
Mi viene voglia di colorarli, quei capelli.
Mi viene voglia di smontare i pensili della lavanderia e ridipingerli. A caso.
Mi viene voglia di comprare lenzuola nere di seta, che fanno tanto Playboy Mansion. E sudore grondante. E poco me.
Mi viene voglia di sfanculare diversi soggetti senza morigeratezza alcuna, piantandola con sorrisi plastici di circostanza e proterva educazione.
Mi viene voglia di andarmene, lasciando deliberatamente telefono, computer, annessi e connessi a casa.
Insofferenza.

Ok, è ora che torni. T’ee capii? Torna.
 

martedì 28 febbraio 2012

One day

Sooner or later, That day will come.
Home.
Wait for me, I'll be back. 
This time, for good

lunedì 20 febbraio 2012

L'erba Voglio del mio giardino

Voglio amarti, voglio vederti ogni giorno, voglio saperti lì.

Voglio addormentarmi, voglio svegliarmi e voglio mangiare con te.
Voglio guardarti e stringere la tua mano, mentre siamo fuori con amici.
Voglio parlare seduti sul divano o chiamarti da una stanza all’altra.
Voglio guardarti mentre prepari la cena.
Voglio litigare con te e fare pace dopo mezzora.
Voglio poterti dire ogni giorno quello che sei per me.
Voglio vederti ridere, voglio esserci quando sei giù.

Voglio imparare a farti il nodo alla cravatta.  

Voglio uscire la sera con te e addormentarmi, mentre tu guidi verso casa.

Voglio te. Ogni minuto, ogni giorno.
Voglio recuperare tutti questi anni persi, passati senza te.

mercoledì 15 febbraio 2012

Loro, sì.

(provando) a fare la Copy, per forza di cosa mi imbatto in commercial, spot radio, adv che mi fanno sentire veramente una zecca parassita attaccata al pelo ispido e sporco di uno gnu spelacchiato e vicino al trapasso.
Insomma, cazzo. Io sono qui a dibattere ore e ore su futilità inenarrabili, che mi fanno sentire capace e utile quanto una penna senza inchiostro, sono qui con paturnie e pressioni su creatività che mi fagocitano, sempre meno convinta delle mie effettive capacità e degli ormai utopici margini di crescita.
E nel frattempo, da qualche parte nel mondo, fanno robe così.
Bam. 
Chiudo per senso di inadeguatezza, lacrima galoppante e magone irreprimibile.















lunedì 13 febbraio 2012

Ahia, qui e lì e anche là

Carissimo Flector,
promettente ed elegante rettangolo bianco, che assicuri sollievo dal dolore, grazie al rilascio prolungato di nonsisabenechecosa.
Ci sei? Sei connesso? Cazzo, fai il tuo dovere!!
No perché sono passate 9 ore e io sono ancora in modalità fagiano impagliato imbalsamato incartapecorito. E con la nausea, pure.
Tu, pezzo di pezza utile come può esserlo un chewingum per disinnescare un ordigno esplosivo.   
Ti mando, con estrema calma e composta fermezza, il mio più sincero vaffanculo.
A te e alla cervicale.
Oh.
Addio.