Un chilo di sorrisi
mezzo etto di paure
un bicchiere di chiacchiere arrotolate
qualche ciuffetto di curiosità
e amore puro spremuto.
Ecco.
Zuppa di gioia,
lei e lui e la loro meraviglia ora grossa come un mandarino.
Zuppa di gioia,
quei due orizzonti color noce,
gonfi di felicità.
Non c'è cosa più immensa del diventare Mamma.
lunedì 12 marzo 2012
mercoledì 7 marzo 2012
Sbavvv sbaavvv
Lasagne trasudanti besciamella. Gramigna con salsiccia grondante di panna. Pizza schiacciata da doppia mozzarella, bufala e provola. Burrosissima Barozzi a mollo in chili di mascarpone. Fragole affogate nella crema chantilly. Tortelloni tracotanti ricotta e spinaci. Coppa gelato con almeno tre tamugnissime giottissime mousse. Crepes salate sfrigolanti di burro e provola.Una tavoletta di morbido e lattosissimo cioccolato.
Sto impazzendo. Fottuta intolleranza.
lunedì 5 marzo 2012
Ufff grrrr naaa blaahh.
Che poi mi prendono queste sbrusie di cambiamento.
Mi viene voglia coprire gli insulsi virgulti di lavanda delle ante dell’armadio con spennellate di rosso cremisi, giallo zafferano e arancione zucca fresca.
Mi viene voglia coprire gli insulsi virgulti di lavanda delle ante dell’armadio con spennellate di rosso cremisi, giallo zafferano e arancione zucca fresca.
Mi viene voglia di tagliarmi i capelli. Pentendomene poi la prima volta che li asciugo da sola.
Mi viene voglia di colorarli, quei capelli.
Mi viene voglia di smontare i pensili della lavanderia e ridipingerli. A caso.
Mi viene voglia di comprare lenzuola nere di seta, che fanno tanto Playboy Mansion. E sudore grondante. E poco me.
Mi viene voglia di sfanculare diversi soggetti senza morigeratezza alcuna, piantandola con sorrisi plastici di circostanza e proterva educazione.
Mi viene voglia di andarmene, lasciando deliberatamente telefono, computer, annessi e connessi a casa.
Insofferenza.
Ok, è ora che torni. T’ee capii? Torna.
martedì 28 febbraio 2012
lunedì 20 febbraio 2012
L'erba Voglio del mio giardino
Voglio amarti, voglio vederti ogni giorno, voglio saperti lì.
Voglio addormentarmi, voglio svegliarmi e voglio mangiare con te.
Voglio guardarti e stringere la tua mano, mentre siamo fuori con amici.
Voglio parlare seduti sul divano o chiamarti da una stanza all’altra.
Voglio guardarti mentre prepari la cena.
Voglio litigare con te e fare pace dopo mezzora.
Voglio poterti dire ogni giorno quello che sei per me.
Voglio vederti ridere, voglio esserci quando sei giù.
Voglio guardarti e stringere la tua mano, mentre siamo fuori con amici.
Voglio parlare seduti sul divano o chiamarti da una stanza all’altra.
Voglio guardarti mentre prepari la cena.
Voglio litigare con te e fare pace dopo mezzora.
Voglio poterti dire ogni giorno quello che sei per me.
Voglio vederti ridere, voglio esserci quando sei giù.
Voglio imparare a farti il nodo alla cravatta.
Voglio uscire la sera con te e addormentarmi, mentre tu guidi verso casa.
Voglio te. Ogni minuto, ogni giorno.
Voglio recuperare tutti questi anni persi, passati senza te.
Voglio recuperare tutti questi anni persi, passati senza te.
mercoledì 15 febbraio 2012
Loro, sì.
(provando) a fare la Copy, per forza di cosa mi imbatto in commercial, spot radio, adv che mi fanno sentire veramente una zecca parassita attaccata al pelo ispido e sporco di uno gnu spelacchiato e vicino al trapasso.
Insomma, cazzo. Io sono qui a dibattere ore e ore su futilità inenarrabili, che mi fanno sentire capace e utile quanto una penna senza inchiostro, sono qui con paturnie e pressioni su creatività che mi fagocitano, sempre meno convinta delle mie effettive capacità e degli ormai utopici margini di crescita.
Insomma, cazzo. Io sono qui a dibattere ore e ore su futilità inenarrabili, che mi fanno sentire capace e utile quanto una penna senza inchiostro, sono qui con paturnie e pressioni su creatività che mi fagocitano, sempre meno convinta delle mie effettive capacità e degli ormai utopici margini di crescita.
E nel frattempo, da qualche parte nel mondo, fanno robe così.
Bam.
Chiudo per senso di inadeguatezza, lacrima galoppante e magone irreprimibile.
lunedì 13 febbraio 2012
Ahia, qui e lì e anche là
Carissimo Flector,
promettente ed elegante rettangolo bianco, che assicuri sollievo dal dolore, grazie al rilascio prolungato di nonsisabenechecosa.
Ci sei? Sei connesso? Cazzo, fai il tuo dovere!!
No perché sono passate 9 ore e io sono ancora in modalità fagiano impagliato imbalsamato incartapecorito. E con la nausea, pure.
No perché sono passate 9 ore e io sono ancora in modalità fagiano impagliato imbalsamato incartapecorito. E con la nausea, pure.
Tu, pezzo di pezza utile come può esserlo un chewingum per disinnescare un ordigno esplosivo.
Ti mando, con estrema calma e composta fermezza, il mio più sincero vaffanculo.
A te e alla cervicale.
Oh.
Addio.
venerdì 10 febbraio 2012
Camera 15
C'è un silenzio surreale in quella stanza asettica, con i muri color tuorlo pallido e pistacchio fresco.
Un silenzio interrotto di tanto in tanto da un tossire soffocato, affaticato, rantolato.
In mezzo a quel silenzio, ai neon pallidi, a rantolii di un'estranea che dorme a meno di 1metro e mezzo da lei, c'è Nonna M.
Lì, coperta da un lenzuolo bianco inamidato, il ricordo di riccioli radi e grigi sparpagliati qui e là, gli occhi stanchi scavati, il viso pallido solcato da tanti ieri e da troppa severità, sembra ancora più piccola. E poi, in quel letto così grande.
Nonna M. è ricoverata, ricovero programmato, nel reparto di Neurologia.
Azzeramento cure, quelle interminabili e colorate 15 pastiglie quotidiane, e reintroduzione progressiva.
Con la speranza che gli effetti collaterali si plachino e il cedimento psico- strutturale rallenti.
Azzeramento cure, quelle interminabili e colorate 15 pastiglie quotidiane, e reintroduzione progressiva.
Con la speranza che gli effetti collaterali si plachino e il cedimento psico- strutturale rallenti.
Con la speranza che il tempo sia più morbido con lei.
E io, lì, in quella jungla ordinata di prese, biscotti secchi appena morsicati, cavi, flebo a metà, fondi di the pallido, coperte color cammello e riviste che nessuna delle due probabilmente ha mai sfogliato, mi sento utile come una cucchiaino di plastica per scavare un tunnel sotterraneo.
Lì, in quella camera così artificiale, così apatica, così nulla.
A parlare del tutto e niente con enfasi e allegria e sorrisi forzati.
Mentre dal letto a fianco, tra respiro affannato e tosse e rantolii, quella sconosciuta alza la testa e mi guarda e mormora affaticata un “mi deve scusare…”.
E io mi sbriciolo dentro.
E vorrei alzarmi, andare lì e abbracciarla. Lei e Nonna M., insieme.
Lì, in quella camera così artificiale, così apatica, così nulla.
A parlare del tutto e niente con enfasi e allegria e sorrisi forzati.
Mentre dal letto a fianco, tra respiro affannato e tosse e rantolii, quella sconosciuta alza la testa e mi guarda e mormora affaticata un “mi deve scusare…”.
E io mi sbriciolo dentro.
E vorrei alzarmi, andare lì e abbracciarla. Lei e Nonna M., insieme.
Rimango con Nonna M. e la Nonna sconosciuta, cerco presuntuosamente di distrarle e distrarmi, cerco di cacciare indietro stupidi, egoistici e inopportuni scroscii lacrimali.
La tristezza che si respira nelle camere d’ospedale si infila tra la pelle e le vene.
E ci mette un po’ ad andare via.
E ci mette un po’ ad andare via.
lunedì 6 febbraio 2012
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